Sistema Solare

Sistema Solare

Di: Giorgia D’Eraclea

Un vecchio detto dice che dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna.
Ma se vogliamo estenderne il senso, credo che dietro ad ogni grande persone c’è sempre una grande squadra. E la squadra non è necessariamente formata da chi collabora con lei per farla diventare grande, ma anche chi nel tempo l’ha resa quello che è.
Mi chiedo spesso se quelli che “si sono fatti da soli” non hanno avuto una babysitter che gli ha fatto vedere come allacciarsi le scarpe o un segretario personale che gli ricorda quello e quell’altro appuntamento.
Ed essendo parte di un progetto che ha il mio nome, ma è un collettivo di persone organizzate che lavorano al mio fianco, ogni giorno, per creare qualcosa con in mano solo quello in cui crediamo ciecamente, non posso non ragionare spesso e a fondo su questo argomento.
E se là fuori ci vogliono soli – nel senso di stelle che illuminano una terra lontana che ci gira attorno – allora rivendichiamo il sistema solare.

Mi piace pensare che un giorno, se sceglierò di averne, non dovrò raccontare ai mie i figli che lavorare fa schifo ma bisogna farlo comunque. E non dovrò dirgli di sentirsi fortunato per un posto sottopagato perché qualcuno non ha neanche quello.
Né voglio farlo sentire in obbligo di studiare tutta la vita per sperare di avere una bella casa e una bella vita, se ha altre aspirazioni.
Vorrei insegnargli che si può lottare per quello in cui si crede con tutte le proprie forze, facendo affidamento sulle persone che ti sei scelto e che ti hanno scelto, per raggiungere esattamente quello che vuoi. E che costerà fatica ma sarà la spesa che pagherai con più gioia.
E ogni sistema solare che si crea andrà in contro a momenti di luce e momenti di ombra.
Non sempre ci si capirà e non sempre chi sta tirando più forte riuscirà a vedere che anche gli altri sono importanti, e tutti i loro sforzi, ma se sotto a tutto questo c’è un sogno forte e comune allora alla fine andrà tutto bene e i pezzi torneranno a posto.
Sentirsi soli è normale, ma spesso è solo una sensazione e come tale va riconosciuta.
Mi sono tatuata anni fa una frase, in tempi non sospetti: Never shine alone.
Non brillare mai da sola.
Ma per me significava anche “non brillerai mai da sola” ed era un’esortazione e un monito.
Nel momento in cui credi di avere la ragione in mano hai già perso.
Nel momento in cui smetti di vedere chi hai attorno, hai già perso.
Nel momento in cui ti senti superiore e non ti metti in discussione almeno con chi sai che ti vuole bene, hai perso.
Se smetti di volere bene alle persone che hai attorno e che con te stanno combattendo la tua stessa battaglia, hai perso e avete perso tutti.
E volersi bene non significa telefonarsi tutti i giorni o essere sempre d’accordo e questa è la prima cosa che impari lavorando in team.
Non significa nemmeno telefonarsi quando hai solo voglia di piangere e la vita fa schifo, ma sicuramente significa sapere di non essere da solo ad affrontare tutto questo.
E bisognerebbe circondarsi solo di persone completamente diverse da noi stessi, perché è li che ci si arricchisce, con lo scambio e la continua ricerca di una verità che non raggiungerai ma si modellerà nel tempo, proprio perché autentica e per sua natura non statica. E questo, certo, costa fatica.
Ma si può imparare moltissimo dall’ingenuità di una persona buona come dalla fermezza di chi non si incanta più.
Dalla diversità si impara a dare valore ad una delle cose più belle che abbiamo: il dubbio, la ricerca, il pensiero stesso costantemente stimolato e quindi in continua crescita.
Basti pensare ad un disco: ci vuole chi cura il suono e chi il contenuto. E solo se questo lavoro viene fatto insieme allora quel disco saprà dire qualcosa a qualcuno.
E se ci vogliono i matti, i visionari, ci vogliono anche quelli coi piedi ben cementanti a terra.
Una squadra non è un insieme di replicanti che dicono e fanno le stesse cose, ma è più simile ad una famiglia: persone che bene o male nemmeno si sono scelte, ma si sono capitate e non possono fare a meno di volersi bene e andare avanti insieme.
Si urla e ci si tira le scarpe e si fa la spia con la mamma, ma poi se non ci si vede per mesi puoi anche aver litigato ma ci si abbraccia.
E credo che la mia più grande fortuna stia proprio lì, nel mio sistema solare.

Biografia
Giorgieness è il nome del progetto solista intrapreso nel maggio 2011 da Giorgia D’Eraclea, cantautrice valtellinese residente a Milano, insieme al polistrumentista Andrea De Poi. In seguito ai due si aggiunge il bassista Samuele Franceschini.
In cinque anni di attività la band ha condiviso il palco con gruppi e artisti come Garbage, Tre allegri ragazzi morti, Morgan, il Pan del Diavolo, The Bastard Sons of Dioniso, Fast Animals and Slow Kids, Bachi Da Pietra, Paletti.
Al 2013 risale l’EP d’esordio, Noianess, a cui è seguita un’attività live in costante crescita e la gestazione del disco d’esordio, La giusta distanza, pubblicato l’8 aprile 2016 da Woodworm e anticipato dai singoli Non ballerò, K2, Come se non ci fosse un domani.
Ad aprile-maggio 2016 i Giorgieness sono stati nominati “artisti del mese” su MTV New Generation.
Dal 2015 i Giorgieness sono: Giorgia D’Eraclea (voce, chitarra), Andrea De Poi (basso), Lou Capozzi (batteria), Davide Lasala (chitarra).
“Siamo Tutti Stanchi” è il secondo album di Giorgieness pubblicato il 20 ottobre 2017 per Woodworm/Audioglobe.


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