Drag Queen

Drag Queen

Di: Omake
Quando ho saputo della possibilità di scrivere questo editoriale, ho avuto da subito in mente il tema che avrei voluto affrontare: il mondo delle drag queen. Per tanti motivi. Il livello di intrattenimento che questo mondo offre, ma soprattutto perché le persone che ne fanno parte riescono in quello in cui io non sono mai riuscito, ovvero tirare fuori il loro vero io. O quantomeno, una parte di quell’io che aveva bisogno di uscire, di avere una forma che ne esprimesse la delicatezza e la forza, la profondità e la leggerezza. Nel volerne parlare però, sono stato da subito assalito dai dubbi. Mi ritengo una persona che si può dichiarare femminista, e con un occhio di riguardo alle tematiche vicine al mondo LGBTQ. Allo stesso modo, non posso non considerare la mia posizione, appartenente alla categoria più privilegiata fra le varie etichette che noi umani sembriamo ossessionati nel darci: uomo, eterosessuale, bianco, occidentale, di famiglia benestante. In più, il fatto che nel mondo odierno si ha l’impressione di essere esperti (o perlomeno competenti) su materie delle quali abbiamo in realtà informazioni limitate e veicolate da super potenze mondiali. Nel 2018 ci si crede esperti di Jazz perché si è ascoltato una playlist di Spotify su un autobus affollato, così come si pensa di conoscere nel dettaglio il mondo delle drag queen perché abbiamo visto e rivisto ogni singolo episodio di RuPaul’s DragRace su Netflix. Per questo motivo ho pensato che sì, il tema di cui vorrei parlare rimane lo stesso (il mondo drag), ma le mie competenze si limitano alla visione di documenti storici come Paris is Burning, film leggeri come Hurricane Bianca o Cherry Pop, video su Youtube e tv show come Dragula o appunto RuPaul’s DragRace. Ecco perché ho deciso di declinare quello che sarebbe potuto diventare un sermone pretenzioso e parzialmente paternalistico nella mia personalissima RuPaul’s Drag Race Top 10 Queens.

RuPaul è per il mondo drag quello che Michael Jordan è stato (ed è) per la pallacanestro: più famoso della sua disciplina. Io stesso fino a poco più di un anno fa non avevo idea delle sfumature del mondo drag queen, ma ben sapevo chi fosse RuPaul. Quando la mia compagna mi ha fatto vedere per la prima volta RuPaul’s DragRace, posso dire senza timore di esagerazionismi che la mia vita è cambiata. Quindi partiamo con questa top 10 di regine di vita concludendo questa introduzione coscientemente prolissa ma altresì necessaria.

    

10th – Raven (Season 2)

Se è vero che la Raven vista nella Season 2 di RuPaul’s Drag Race non mi ha fatto saltare dalla sedia a livello di intrattenimento, è oltremodo imprescindibile considerarla come l’artefice di uno stile di make-up che ha -letteralmente- cambiato e formato quello che oggi è ormai uno standard ben definito. Basti pensare che dall’ultima stagione (Season 9) Raven è la truccatrice ufficiale di RuPaul.


9th – Adore Delano (Season 6)

Non sono tanto le qualità da performer -seppur ottime- né tantomeno il look trashy che non è necessariamente fra i miei preferiti quando si parla di drag, ma la persona fusa nel e con il suo personaggio. Ho sempre avuto l’impressione guardando Adore di vedere nel suo character l’ampliamento di Danny. Un carattere semplice ma complesso allo stesso tempo, che mi ha trasmesso sempre la dolcezza che si trova in una sorta di ribellione adolescenziale.


8th – Shea Couleé (Season 9)

Fra le moltitudini di cose che non conoscevo del mondo drag, c’è il come questo sia fortemente radicato nelle comunità afro americane. Mi è servito vedere Paris is Burning per capire meglio quanto l’emarginazione all’interno di un gruppo di persone, già di per sé discriminate, abbia portato al crearsi di una sotto cultura che però ha trovato nel suo modo di esprimersi una forma di entertainment che a mio avviso ha molti punti di contatto con altre culture nate all’interno di quella comunità, come ad esempio l’hip hop. Sarebbe un discorso lungo che non c’è tempo di affrontare qui, ma era un preambolo necessario per dire come la caratteristica di Shea Couleé sia per me quella di aver aggiunto a quel tipo di retaggio doti da runway queen come poche altre regine viste nel programma.


7th – Valentina (Season 9)

L’ultima stagione è stata piena di regine che ho amato. Valentina per me rappresenta la bellezza al suo stato più puro, l’innocenza che si ha prima della scoperta della sessualità. La bellezza che si rappresenta nelle icone religiose, e non a caso credo che la sua versione della Vergine di Guadalupe sia fra le cose più belle viste nella storia dello show. In un mondo splendidamente promiscuo come quello drag, è altresì stupendo vedere una ragazza considerare come sua drag mother un’icona del mondo cattolico e per giunta latino, quindi fra i più legati all’aspetto tradizionale e folkloristico.

6th – Sharon Needles (Season 4)

La quarta stagione è stata fra le prime che ho visto, e l’ingresso di Sharon nello show è stato il momento in cui per la prima volta ho visto il mondo del drag miscelarsi con quello del goth e dell’horror. Era una cosa nuova per me, e sicuramente è stata Sharon a dare una spinta a questa particolare categoria di regine ad emergere verso un contesto e un pubblico più variegato. Sarebbe ai primissimi posti in questa mia classifica se il personaggio di Sharon Needles non avesse cambiato (anche letteralmente) volto troppo spesso negli anni, e questo ha fatto sì a mio modesto parere che se da un lato è ovvio che sperimentare e cambiare è sempre positivo, dall’altro Sharon abbia perso quella scintilla che aveva caratterizzato la sua performance nello show.


5th – Violet Chachki (Season 7)

La trasformazione d’abito durante la prima runway di Violet Chachki, quel reverse che d’un tratto mostra un tartan stupendo, è forse il mio (e non solo mio) momento preferito in tutte le 9 stagioni dello show. Una rivoluzione che è diventato uno standard, in quanto da quel preciso istante è diventato un must per tutte le regine stupire con una trasformazione d’abito all’interno della stessa esibizione (lip-sync o runway che sia). Molti altri look di Violet sono diventati iconici nel momento stesso in cui sono stati presentati, e dato che fra le varie categorie di drag queen la runway queen è senza dubbio la mia preferita, Violet Chachki non può che essere una delle mie regine del cuore.


4th – Katya (Season 7)

Parlando di categorie all’interno del mondo drag, ammetto che le comedy queen non siano esattamente quello che cerco all’interno di RuPaul’s Drag Race, come si evince da questa classifica. Ma Katya è qualcosa di altro. La sua comicità non è fatta di battutoni esilaranti quanto invece di un’autoironia su quelli che sono i sui problemi di ansia e depressione di cui ha sofferto molto durante la sua vita. Dissacrante nel linguaggio e nei look ma allo stesso tempo performer eccezionale, Katya è fra le regine più complete di tutto lo show.


3rd – Sasha Velour (Season 9)

Ho avuto bisogno di alcuni episodi durante la nona stagione per capire Sasha Velour. In un mondo come quello drag è difficile farsi notare se non si ha una personalità esuberante. E Sasha non ha un modo di fare, di parlare, che da subito cattura la telecamera. Non ha catch phrases, non diventa un meme, non ha dissapori particolari con altre regine. Eppure alla fine è lei a spuntarla. Il motivo è perché Sasha più di ogni altra regina in tutti questi anni di RuPaul’s Drag Race è stata capace di portare nel programma quella che è pura arte, nel senso più letterale del termine. Un Basiquiat in drag per me, con dei look che si abbinavano ad un make up sempre perfetto per la contestualità del momento, che spesso trasformavano Sasha Velour in un’opera d’arte vivente.


2nd – Miss Fame (Season 7)

Se questa classifica verrà letta da altri fan dello show, credo che questo secondo posto sarà una scelta piuttosto impopolare. Ma personalmente, se Sasha Velour è stata la persona che ha trasceso il ruolo della drag queen diventando quella che per me dovrebbe essere un icona del mondo dell’arte in genere, Miss Fame è stata la migliore runway queen vista nella storia dello show. Per il motivo più semplice del mondo. È bellissima. I suoi look e i suoi make up sembravano uscire direttamente da Vogue, e non è un caso che lì l’abbiano portata dopo. Dal mio punto di vista personale, Miss Fame ha saputo mettere in dubbio la mia eterosessualità come nessun essere vivente aveva fatto in precedenza. Una bellezza da lasciare senza fiato.


1st – Bianca Del Rio (Season 6)

Quando ho pensato a questa classifica, ho ragionato molto su quali fossero le posizioni dalla 10 alla 2, lasciando fuori purtroppo alcuni concorrenti che ho amato e che tuttora seguo nelle cose che fanno. Ma per quanto riguarda il primo posto, non ho mai avuto un singolo dubbio. Bianca Del Rio non è solo una drag queen. Le sue stand up comedy sono forse oggi le migliori al mondo per quanto mi riguarda, e ricordo poche volte di aver riso così tanto per qualcosa. La sua comicità è talmente immediata e riconoscibile che è diventata iconica dal primo momento che l’ho vista. Giusto un paio di giorni fa con la mia ragazza stavamo vedendo una compilation di regine su Youtube, con un voiceover sopra che commentava, ed è bastato vedere un’espressione facciale di Bianca (fra l’altro neanche in drag) per iniziare a ridere immediatamente. Non c’era neanche bisogno di sapere che cosa stesse dicendo. Alcune sue catch phrases sono diventate di dominio pubblico da subito, e sono entrate anche nel mio linguaggio personale. In un mondo giusto, Bianca Del Rio sarebbe riconosciuta come uno dei nomi più importanti dell’ entertainment mondiale.

Special Mention: RuPaul

Ho scritto tanto di un argomento per pochi, ma due parole su RuPaul concedetemele. Sulle sue qualità artistiche beh, mi sento in imbarazzo anche solo a parlarne. Semplicemente oltre. Però ci tenevo a concludere questo scritto con due parole per dire quello che RuPaul e tutto RuPaul’s Drag Race ha rappresentato per me. In un momento davvero difficile della mia vita, dove ho avuto molti problemi ad accettare me stesso, il mio corpo, la società che mi circonda e il mio rapporto con essa, RuPaul è stato il personaggio pubblico che più ho sentito vicino, che davvero mi ha fatto commuovere e dato la forza di affrontare la vita in modo diverso. Mi ha fatto capire che si può essere chi si vuole, che il giudizio degli altri spesso non conta nulla, e che il duro lavoro, il divertimento e l’amore (per gli altri, per quello che si fa, ma in primis per se stessi) possa davvero salvarti la vita. Ringrazierò la mia compagna fino alla fine dei giorni per avermi fatto scoprire questo mondo che sento vicino a me come forse nessun altro in questo momento della mia vita.

 

Raw” è il nuovo album di OMAKE X SHUNE, disponibile dall’1 dicembre su Spotify e tutte le principali piattaforme streaming per Arroyo distribuito da Believe Digital. Il primo VIDEO estrattoTruths & Enemies è stato realizzato da Bonasia & Narcisi (recenti vincitori dell’ultimo Milan’s Fashion Film Festival 2017) e accompagna le atmosfere del brano attraverso scene di intimità e paesaggi urbani.

OMAKE è un cantautore che sfugge ad ogni etichetta, con all’attivo il gioiellino d’esordio “Columns” (Sherpa Records 2015), ben accolto dalla critica di settore e portato in tour per più di 40 date nel suo anno di uscita. Gli SHUNE sono invece un duo di musica elettronica provenienti da ambienti alternative rock e crossover e hanno alle spalle alcuni Ep tra sonorità hip hop e chill out.

Il nuovo album “Raw” è l’incontro tra queste due realtà, dodici tracce tra elettronica rarefatta, chitarre elettriche, autotune e produzioni curate nel minimo dettaglio. La musica di OMAKE X SHUNE guarda oltreoceano, con un’attitudine costante alla ricerca sonora, capace di mischiare e reinventare con coraggio le più diverse influenze, dal rap contemporaneo all’elettronica sperimentale fino al moderno cantautorato americano più sofferto e oscuro, con un occhio di riguardo alla melodia. Le liriche, personali e crude, raccontano di una relazione difficile in una città che diventa immensa, tra fughe e ritorni. Un album che diventa una richiesta di comprensione e tregua verso la propria controparte, in una dinamica di amore e scontro. “Raw” è stato realizzato allo Shune Studio, tranne le voci che sono state registrate da Mirko Kiave al Macrobeats Records Studio, mixato e masterizzato da Paolo ADMA Serracane al Sound Gate Studio.

OMAKE X SHUNE presenteranno per la prima volta “Raw” venerdì 8 dicembre al Deposito Pontecorvo di Pisa, dopo di loro sul palco Godblesscomputers.

https://www.facebook.com/omakemusic/


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