Red Canzian, Testimone del tempo

Red Canzian, Testimone del tempo

La voglia di riscoprire le proprie origini, quella musica che da ragazzino ha stimolato il sogno di poter fare il musicista, tracce di rock, blues, ballate acustiche e suoni lontani come quelli del progressive rock: sono questi gli ingredienti del nuovo disco di Red Canzian, Testimone del tempo, che usciva ieri venerdì 16 febbraio (BMG/distribuzione Warner Music Italy), racconta con tredici brani firmati Renato Zero, Ivano Fossati, Enrico Ruggeri, Ermal Meta, Fabio Ilacqua, Vincenzo Incenzo, Gabriele Cannarozzo, Miki Porru.
Grandi artigiani della parola coinvolti dal bassista vegano di “Uomini soli” in un progetto dalla forte valenza live che lo vedrà in scena pure al Morato di Brescia il 5 maggio, al Creberg di Bergamo il 9, all’Openjobmetis di Vareseil 13 e agli Arcimboldi di Milano il 27 affiancato dal figlio Phil Mer alla batteria, da Daniel Bestonzo al piano, da Alberto Milani e Ivan Geronazzo alle chitarre. «Al momento in calendario ci sono 15 teatri, ma voglio arrivare a 100», anticipa lui. Il passato di “Infiniti noi” e “Notte a sorpresa” è lì che lo guarda da una foto in bianco e nero; e se è pur vero che i Pooh sono come le tasse “dicono che le tolgono ma ci sono sempre” (il copyright è di Fiorello), lui ce la mette tutta per voltare pagina. Per affrontare quello che definisce “il secondo tempo” della sua vita. A Sanremo “Ognuno ha il suo racconto” ha iniziato l’opera, ci penseranno ora cose come “Meravigliami ancora” o “Cosa abbiamo fatto mai” a concluderla.

I fan dei Fab Four (anzi, Five con Fogli) ora si sentiranno un po’ orfani.

«Beh, i 500mila che sono venuti a salutarci durante l’ultimo tour probabilmente sì, ma i Pooh hanno concluso un capitolo bellissimo, irripetibile, che meritava un gran finale. Essere rimasti fedeli ad un progetto per cinquant’anni non impedisce tuttavia che, una volta terminato, ci si possa rimettere in gioco con la volontà di prima».

È il tuo terzo album solista e l’hai definito “il più importante”, come mai?
«Perché è il primo da single, il primo dopo l’addio dei Pooh, gli album da solista precedenti erano come delle fughe d’amore dopo le quali si tornava sempre a casa. Invece questo album è partito come gli altri ma ha un suo percorso unico, in cui sono da solo e devo camminare con le mie gambe. Mi sono allenato molto infatti, anche Sanremo in questo senso è stata una bella palestra.»

In «Testimone del tempo» sei ritornato alle passioni musicali degli inizi, com’è stato questo ritorno alle origini?
«È stato piuttosto facile, perché l’uomo nel momento del bisogno va a cercare le certezze. Quindi mi sono chiesto “ma se io volessi fare il cantante da grande, che musica mi piacerebbe suonare?”. E così ho cominciato a cercare, tra tutto il materiale che ho scritto, quegli spunti che arrivavano dal rock ‘n’ roll, dal beat, dal progressive che ho amato da ragazzo.»

Si vede il tuo enorme entusiasmo per questo progetto.
«L’album mi piace perché ci sono degli amici straordinari che mi hanno aiutato per quanto riguarda i testi e poi perché è un disco sincero, onesto, musicalmente l’abbiamo suonato guardandoci negli occhi seduti in cerchio. Abbiamo usato veramente il metodo di un tempo e credo che si senta, anche nella scelta di alcuni strumenti come il sitar o il mellotron.»

Cosa cambia?

«Le canzoni dei Pooh erano ovviamente frutto della mediazione di quattro anime diverse, inevitabile che ciascuno portasse la sua scrittura, così com’era inevitabile che certe cose particolarmente rock venissero messe da parte. Oggi che inizio un mio percorso, invece, provo ad andare alla ricerca della musica che mi ha fatto innamorare di questo mestiere».

“Meravigliami ancora” è una cover di Johnny Hallyday.

«Sì, lui l’aveva pubblicata col titolo ’20 ans’. Avevo pensato addirittura di duettarla con lui, ma quando l’ho chiamato, ad ottobre, la manager mi ha risposto che non era possibile. Le condizioni non glielo consentivano».

“Cantico” è un pezzo progressive.

«Un brano del genere aveva bisogno di un testo visionario e Renato Zero era l’autore ideale da coinvolgere, così è stato. A livello musicale, invece, puoi sentirci i Pooh, la Pfm, gli Yes, Emerson Lake & Palmer. Ma pure le Orme (nel disco ci sono sia Aldo Tagliapietra che, nelle vesti di coproduttore, suo figlio Davide, ndr). C’è pure mia figlia Chiara, che presta la voce a Madre Natura».

E lo spettacolo?

«Voglio raccontare la grande musica del mondo partendo dalla sintonia di una vecchia radio che suona ‘Tutti frutti’ di Little Richards per attraversare i decenni sovrapponendo grandi classici delle hit-parade internazionali con la musica dei Pooh, compresa una ‘Wish you where here’ che diventa ‘Parsifal’. Un bel ripasso intergenerazionale»

 

 



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