Sem & Stenn, l’incontro

Sem & Stenn, l’incontro

Di: Angela Lonardo

Salvatore Puglisi, 25 anni, pugliese, è partito dal pop e rock. Stefano Ramero 26 anni, bresciano, ha avuto, invece, una formazione più classica. I due si sono conosciuti online nel 2007, in un blog di musica, per poi incontrarsi “in carne ossa” solo 4 anni dopo.

«Vivevamo a 1500 km di distanza, era molto difficile vedersi da adolescenti» si giustificano i ragazzi a proposito di questa lunga attesa.

Una volta trasferitisi a Milano per studiare musica al Naba, è stato amore a prima vista. «La passione che c’è tra di noi – dicono-, l’abbiamo riversata tutta anche sulla musica. Insieme ci siamo avvicinati all’elettronica di artisti come MGMT, Goldfrapp, Kavinsky, Robyn, Pet Shop Boys». Con il nome di Sem&Stenn e con un look bizzarro che ci catapulta negli anni 80 («Lo curiamo personalmente»), dopo diversi djset nei locali più cool del capoluogo lombardo, hanno presentato l’inedito The Fair sul palco di X-Factor, diventando l’arcobaleno dell’edizione 2017 del talent di Sky con la loro energia e originalità.

«Per molti X-Factor è visto come una scorciatoia, soprattutto da chi non ha avuto la grande opportunità di poterlo fare o è stato scartato. Per noi è stato il solo modo per iniziare la nostra carriera e poterlo chiamare “lavoro”».

“Scary” (spaventosamente bravi) è il modo in cui li ha definiti Manuel Agnelli, il primo ad essere stato conquistato da loro.

«Pensiamo che a colpirlo sia stata la nostra libertà di essere: è uguale alla sua».

Il giudice prima li ha scritturati per aprire il concerto degli Afterhours al Forum di Assago dello scorso 10 aprile e, poi, ha accettato di prendere parte al video di Baby Run, singolo che ha accompagnato l’uscita di Offbeat, la prima fatica discografica di Sem&Sténn nell’era del post-talent. Pubblicato da Inri e composto da tredici tracce, l’album ha confermato la propria personalità artistica dissacrante dei due.

«Offbeat significa anticonformista, e crediamo sia perfetto come titolo perché in questo disco facciamo l’esatto opposto di quello che conviene fare qui in Italia: facciamo synthpop, cantiamo in italiano, e “ostentiamo” la nostra omosessualità. Chi riesce a superare i pregiudizi potrà realmente apprezzarlo».

A proposito di pregiudizi, il duo, portavoce dei diritti LGBT, ammette di averne dovuti sopportare non pochi:

«Sarebbe sufficiente riportare quelli che abbiamo ricevuto sin dall’inizio del nostro percorso ad X-Factor. Ma noi abbiamo le ossa grosse, e sono stati uno stimolo ad essere ancora più sfrontati. L’omofobia non si combatte nascondendosi, chi ha l’opportunità di difendere i diritti della nostra comunità ha il dovere morale di farlo. Basterebbe, per iniziare, che alcuni nostri colleghi avessero il coraggio di dire: “Sono gay, sono lesbica, sono bisessuale”».

Impegnati in un tour che li vede ancora girare la penisola (il 19 maggio hanno suonato all’Ohibò di Milano), confessano, infine, cosa si augurano per il loro futuro:

«Successo, accerchiati da persone leali, e una mensola piena di Grammy Awards».


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