Intervista a Francesca Ognibene, autrice di ‘Quel figlio negato’

Intervista a Francesca Ognibene, autrice di ‘Quel figlio negato’

Francesca Ognibene è una speaker radiofonica e scrittrice. Ha trasmesso per varie radio: Radio Città del Capo, Radio K Centrale e Radio Città 103, e dal 2005 collabora con Radio Sherwood. Ha scritto articoli per il Mucchio Selvaggio e Trend Wave. Nel suo primo romanzo Le Confessioni di un Orco (OttoLibri Edizioni, 2015) racconta un’Italia nel pieno della crisi economica dal punto di vista cinico di un cacciatore di teste. Quel figlio negato (L’Erudita, 2018) è il suo secondo romanzo, in cui narra la dolorosa lotta di una giovane coppia per costruire la propria famiglia.

«[…] Inizia così una lotta cruenta tra te e il destino, ma egli è forte e potente. Ti illuderà di averti fatto vincere qualche volta, ma fa parte del protocollo di massima crudeltà che prevede anche l’illusione momentanea, detta anche aborti spontanei. La spontaneità non dovrebbe essere accostata a quella parola così amara».

A cura di Antonella Quaglia

«Ciao Francesca. Quale messaggio hai voluto trasmettere con il romanzo Quel figlio negato?».
Il messaggio è che a volte la vita si accanisce e nonostante una forza incredibile della malcapitata protagonista Virginia, che sembrerebbe non farsi soccombere ogni volta, dopo ogni botta dal destino, alla fine ci si deve arrendere di fronte alla mancanza di respiro.
«La scelta di raccontare un momento così privato nella vita di una donna comporta una forte responsabilità nei confronti di chi lo sta vivendo. E anche un certo coraggio nell’entrare nei suoi pensieri e nelle sue sofferenze. Quel figlio negato è un pugno allo stomaco in certi passaggi; ho apprezzato molto il suo realismo e anche la sua brutalità. Qual è secondo te il confine tra una storia raccontata con onestà e rispetto, e una invece raccontata senz’anima, e con lo scopo di suscitare scalpore, di soddisfare una spettacolarizzazione del dolore purtroppo molto diffusa ai giorni nostri?».
Il dolore di Viginia è soprattutto interiore, se lo tiene dentro per sé per non far soffrire il suo Federico che comunque è distrutto dagli eventi ma sembra essere rassicurato dalla forza di Virginia che agisce: cerca nuove soluzioni, cambia stato, cambia lingua, tutto per la piccola. Quando si è in pericolo non si ha mai tempo per i fronzoli e si vive giorno dopo giorno. Forse si esagera quando non ci si basa su storie appiccicate alla realtà. Ho cercato di rendere veri i personaggi. Non si ha rispetto e si vuole suscitare scalpore quando ad esempio certi giornalisti vanno a chiedere a una persona anziana che ha perso tutto dopo un terremoto cosa prova.
«Non voglio svelare niente del finale, ma mi domando se hai sempre saputo che la storia di Virginia e Federico avrebbe avuto quel percorso così tortuoso, o se è invece qualcosa a cui sei arrivata in corso d’opera».
Quando inizio a scrivere non so mai come andrà a finire. Infatti quando sto arrivando a tirare le fila della storia mi blocco per un periodo. Mi metto a pensare come potrebbe finire e i personaggi girano nella mia testa e mi immaginano diverse soluzioni, poi la fine che per me ha più senso vince.
«Quali sono stati i tuoi primi approcci con la scrittura? Quando hai deciso che volevi farne un lavoro?».
Ero in una piccola radio in Sicilia. E mi chiesero di scrivere un pezzo per il giornale radio. Dovevo raccontare di una partita di pallavolo femminile. Provai e mi resi conto che ero capace di farlo e soprattutto che mi rendeva felice, così continuai e arrivarono le recensioni, le interviste e ultimamente i libri.
«In un mondo ideale ogni artista dovrebbe poter vivere di ciò che produce. Nel tuo lavoro a Radio Sherwood intervisti e parli di molti gruppi musicali indipendenti che cercano di farsi strada. In letteratura, poi, riuscire a pubblicare e vivere di scrittura è quasi un miraggio. Ci sono speranze, secondo te, in un‘Italia purtroppo poco interessata al destino degli artisti e della cultura?».
Le speranze ci sono sempre. Io inizierei dalla scuola inserendo tra le varie materie fondamentali anche LA CULTURA. Un’ora a settimana dove l’alunno può leggere, ascoltare un disco, approfondire un film e quindi nutrire la propria anima. Ho letto che molti ragazzi che a diciotto anni avrebbero avuto diritto dallo Stato ad un assegno di 500 euro per potersi comprare libri e dischi a piacimento, invece li hanno messi in vendita su ebay a meno perché non li usavano. Ho trovato tutto ciò davvero triste e vergognoso.
«Quali sono i riferimenti letterari, autori e opere, che hanno ispirato la stesura di Quel figlio negato?».
Ho pensato molto a John Fante per il suo racconto della realtà, William Burroghs per la parte visionaria e Raymond Carver per l’approccio alla scrittura breve e affilato.
«Sia nel tuo primo romanzo Le confessioni di un orco che in Quel figlio negato parli di realtà crudeli e a volte senza scampo. Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo prossimo lavoro? Stai già scrivendo una nuova storia, e se e così, possiamo avere qualche anticipazione?».
Mi piacerebbe parlare della piaga del bullismo ma a modo mio, facendo parlare la vittima e mettendomi nei panni di un bambino, nella sua sofferenza.

CONTATTI
https://www.facebook.com/francesca.ognibene.9
http://www.lerudita.it/
http://www.snaturarock.it/

Titolo: Quel figlio negato
Autore: Francesca Ognibene
Genere: Drammatico
Casa Editrice: L’Erudita
Pagine: 148
Codice ISBN: 978-88-6770-368-5


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