A chi o a cosa affido la mia gioia?

A chi o a cosa affido la mia gioia?

Di: Simone Baldini Tosi

Stavo scendendo le scale di casa ma non le stavo scendendo veramente. Avevo appena ricevuto una mail dove mi si diceva che non ero stato accettato ad un festival musicale. La mia mente era completamente assorta nel rammarico di quella opportunità sfumata. Dentro di me mi stavo domandando se veramente fossi in grado di fare il musicista oppure fosse una mia falsa illusione. Ogni gradino della scala andava perso. Ogni respiro svaniva nella mia mente immersa nei pensieri. Si dice che se oggi il nuovo Buddha Maitreya ci passasse di fianco non è detto che lo sapremmo riconoscere. Sicuramente se in quel momento stava salendo le scale io non me ne sarei certo accorto. Intanato mia moglie e mio figlio scendevano le scale con me. Siamo saliti in macchina, abbiamo chiuse le portiere, ho acceso il motore, ingranato la marcia, ho gestito la frizione, il freno, l’acceleratore il tutto relegato in una dinamica intuitiva completamente separata dalla mia mente razionale. Io non ero in macchina anche se logicamente c’ero fisicamente. Una curva, due curve e come per magia si apre a me un tramonto porpora, sfumature di tonalità rosee che arrivavano al viola intenso con stralci di nuvole frastagliate come colpi di pennello. In contrapposizione colline dalle sagome nere di alberi centenari da lì prima di me e che saranno ancora là dopo di me. Sentivo l’aria passare dalle mie narici arrivare fino ai polmoni. Mio figlio stava cantando una canzone perché a fine aprile avrebbe dovuto cantare insieme ai sui compagni di classe in una recita scolastica. La sua voce era bellissima come quella di tutti i bambini che cantano. Un sorriso leggero si svelò dalle mie labbra. Mi girai verso mia moglie prendendole la mano. Le dissi che questo tramonto, la voce di mio figlio e lei accanto a me in macchina erano una cosa meravigliosa. In quel momento, ero veramente in macchina con mio figlio e mia moglie. Ad un primo sguardo si potrebbe credere che avessi relegato la mia felicità nelle mani di mia moglie, nella voce di mio figlio o nel tramonto ma non era così. Tornare al momento presente vuol dire sentire in profondità quello che c’è. In quel momento c’era tutto e si stava manifestando attraverso il tramonto, mia moglie e mio figlio. Quel tutto erano i miei occhi ritrovati ero io che finalmente ero ritornato a vedere e sentire il presente. A chi o a cosa hai deciso di affidare la tua gioia? Al lavoro? Alla tua famiglia? Ad un amico o un’amica? A un progetto? Ad un viaggio? Ad un ricordo o a una prospettiva futura? La gioia è già dentro di noi e possiamo sfiorarla tutte le volte che vogliamo. Dobbiamo solo tornare al nostro momento presente. Liberi dal concetto di passato e futuro possiamo essere veramente vivi. Non dico di rigettare il passato o il futuro ma che attraverso la consapevolezza del presente è possibile prendere coscienza che adesso sono il risultato del mio passato e che per ogni gradino della mia scala per uscire di casa sto costruendo il mio futuro. Se ogni gradino è sceso in pace ed in consapevolezza non potrò che trovare alla fine della mia scala la pace ad accogliermi e forse riconoscerò il Buddha Maitreya quando salirà le scale o forse le starà scendendo con me. Ho scritto una canzone che parla di smettere di cercare perché tutto quello che sto cercando fuori è già qui dentro di me. Si intitola “Vertigine”:

VERTIGINE

Non illuderti

che esitano i buoni e i cattivi

tutti cercano di far il proprio meglio

nonostante un passato che gli ha fatto male

 

non illuderti

che un figlio ti risolva la vita

spostare il proprio ego ti aiuta

se hai capito che hai un ego da abbandonare

 

non illuderti

che un obbiettivo sia la cosa migliore

l’assenza di scopo fa bene

la ricompensa è il giusto prezzo per chi sta male

 

quello che cerchi ce l’hai già

dove vuoi andare ci sei già

tutto mi appare per ciò che è

un’affascinante vertigine

 

quello che cerchi ce l’hai già

dove vuoi andare ci sei già

tutto si mostra per ciò che è

un’affascinate vertigine

 

Non illuderti

non sei meglio non sei peggio nemmeno uguale

ne diverso ne lo stesso niente è normale

e tutto quello che sfiori si dissolverà 

 

Non illuderti

il passato si trasforma ogni giorno che passa

il giudizio da bambino è come l’ignoranza

il non sapere delle cose allunga la distanza

 

quello che cerchi ce l’hai già

dove vuoi andare ci sei già

tutto mi appare per ciò che è

un’affascinante vertigine

 

quello che cerchi ce l’hai già

dove vuoi andare ci sei già

tutto si mostra per ciò che è

un’affascinate vertigine

 

questo è perché quello è

quello è perché questo è

 

quello che cerchi ce l’hai già

dove vuoi andare ci sei già

tutto si mostra per ciò che è

un’affascinate vertigine

 

Bio:

 

Polistrumentista, compositore e autore, si diploma in violino nel 1998. Partecipa

al VI Convegno Internazionale di Foniatria e Logopedia “La voce Artisica”

avvicinandosi alle tecniche canore del Vocal Power e VoiceCraft. Approfondisce lo

studio di armonia e composizione e dal 2012 al 2014 è entrato nel gruppo Sugar

come autore e il vincitore di Sanremo 2013, Marco Mengoni, ha voluto il suo

brano “Una parola” per il suo disco “Pronto a correre”. Sempre nella Sugar ha

seguito la produzione di artisti emergenti. Ha collaborato con vari musicisti

incidendo le parti di violino nel disco di Luca Madonia “L’alieno” (a cui hanno

collaborato tra gli altri Franco Battiato e Carmen Consoli) e ha suonato nel disco

“Però quasi” di Freak Antoni & Ale Mostacci (dove ha duettato tra gli altri anche

Luca Carboni). Ha collaborato con Sandro Luporini, coautore di Giorgio Gaber,

musicando un suo testo per il nuovo spettacolo teatrale che sarà portato alle

scene da David Riondino.

Simone Baldini Tosi è praticante Yoga dal 2001, studia per tre anni i testi base

con l’insegnante Sergio Busi, vissuto in India e Nepal per 16 anni dove si è

dedicato alla cultura vedica, allo studio della filosofia classica indiana, delle

Upanishad e della Bhagavad-Gita, e alla pratica dello yoga. Dal 2009 al 2011 Busi

gli affida la direzione dei corsi che si tengono a Figline Valdarno (FI). Nel 2005 e

nel 2006 si reca a Plum Village dove ha l’onore di frequentare le lezioni di Dharma

impartite direttamente dal maestro Thich Nhat Hanh, monaco zen vietnamita,

poeta e pacifista, proposto nel 1967, da Martin Luther King, per il Premio Nobel

per la pace. Sempre nel 2006 frequenta lo stage con il maestro indiano Ashutosh

Sharma. Condivide sessioni di Hatha Yoga fra gli operatori sanitari e in vari centri

e tiene sessioni di yoga per ragazzi con problematiche mentali presso

l’associazione Arkadia Onlus. Condivide corsi di introduzione alla meditazione e

organizza giornate dove si pratica, alternando meditazione, asana, filosofia, Pranayama e alimentazione consapevole.

 

https://www.simonebaldinitosi.com

https://www.facebook.com/simonebaldinitosivoxyoga/

 


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