Credo in una sola vita

Credo in una sola vita

Di: BARRIGA:

 

“Ciao! Ci sarebbe da scrivere un editoriale per Jaymag, praticamente hai carta bianca, puoi scrivere di quello che vuoi”.

Il mio primo pensiero quando l’altro giorno mi è arrivato questo messaggio è stato che non ho veramente un cazzo di voglia di fare questa cosa. Zero. Non ho tempo, sono a meno di un mese dalla laurea magistrale e in più sto lavorando, tutto il giorno, tutti i giorni. Sto lavorando come i grandi, del tipo che torni a casa stanco, ma stanco davvero, che per la prima volta non sei più tu da solo, ma hai dei colleghi, un capo che ti sta addosso, magari che ti sta pure sulle palle, hai delle scadenze e altre persone a cui rendere conto. Non ho né tempo, né voglia. Poi ci ho pensato. Non è vero niente, io muoio dalla voglia di farlo. È tutto quello per cui noi Barriga ci siamo fatti il culo negli ultimi 2 anni. Trovare qualcuno a cui freghi qualcosa di quello che diciamo, qualcuno con cui condividere i cazzi nostri, un modo come un altro per tirare fuori certe cose. Ed è proprio di questo che si parla. Mi si sta chiedendo esattamente questo: parlami di quello che vuoi, perché io voglio ascoltarti. E allora fanculo, perché il mio primo pensiero è stato quello là sopra? È questo l’effetto che ti fa il lavoro?

C’è una frase dei Canova che mi ha sempre colpito:

“Credo in una sola vita

Che ti possa dare tutto”

Anche senza la fatica.” È una frase ingenua, in cui mi rivedo tantissimo. Può sembrare la frase di un ragazzino viziato che non avrà mai bisogno di lavorare. Io ci vedo un urlo disperato. La preghiera di una persona che non si vuole accontentare di un lavoro qualsiasi, che serva solo ad alzare qualche soldo per arrivare a fine mese, ma vuole vivere del lavoro dei propri sogni. Che poi, vaglielo a chiedere a Matteo che cosa voleva dire con queste parole. Io voglio un lavoro che sia la mia passione, non che me la faccia dimenticare, che mi tenga troppo impegnato per pensare a quanto mi mancano i viaggi in furgone per andare ad un concerto, che mi faccia andare a letto troppo stanco per pensare a quanto amo stare in mezzo alla musica e quanto mi fa stare bene.

Sono a meno di un mese dalla laurea magistrale, eppure non riesco ancora a pensare con lucidità al mio futuro. Scegliere una via più sicura, dimenticando la musica. Bella merda. Scegliere la musica e l’insicurezza. Ci vuole un bel coraggio. Fare entrambe le cose, col rischio di farle male entrambe. No grazie, non sono mai stato così.

E quindi?

Non lo so, ma questo editoriale è stato una bella scusa per fermarmi a pensare in un momento della mia vita in cui sto correndo troppo, quindi qualcosa di positivo lo portiamo a casa.

Per il resto, viva la musica, che complica le scelte e la vita e non paga le tasse. E non possiamo farne a meno.

 

 

Bio:

 

Barriga sono Francesco, Nicolò, Alberto e Marco. Il progetto prende vita nel 2017, ma i quattro bresciani suonano insieme dall’inverno del 2012, quando Marco entra a far parte dei Tutti Frutti +1, rock’n’roll band con cui il quartetto muove i primi passi. Come Tutti Frutti +1, i quattro si fanno notare per i loro live particolarmente energici e travolgenti, dapprima nel bresciano e poi nel resto del Nord Italia. Registrano un EP auto prodotto di brani inediti, pubblicato nel 2016 e seguito da alcuni passaggi in radio locali e da un’ultima serie di concerti, per poi decidere di abbandonare definitivamente il mondo delle cover.
Da questa necessità di esprimersi e raccontarsi nascono i Barriga, che fin da subito si concentrano su un lavoro di scrittura e ridefinizione del sound, combinando sonorità rock anglosassoni con testi in lingua italiana. Decisiva in questo processo la collaborazione con Pietro Paletti, produttore del loro primo disco, Insana Voglia, contenente 10 brani inediti in italiano. Nel frattempo prendono vita e si consolidano nuove collaborazioni (Doclive, Freecom, Lilium Produzioni, Trafic Humain).

 

 


Tags assigned to this article:
barrigaeditoriale

Related Articles

Non è detto che…

Di: Andy Il pianeta sta subendo una profonda frattura. Il capitalismo è al collasso. Tutto quello che ci hanno fatto

La Frasca, un poema di Menni

Di: Menni Tutto accadde davanti ad un piccolo piano di legno. Come uno scavatore, un abbraccio di mamma, una chiave,

La banalità di Bukowski

Di: Fabio Balzano L’osceno che proponeva Bukowski dov’è? Oggi è abitudine nel comprare e abbandonare, insegnare a non pensare, aspettare

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.