Davide Petrella presenta ‘Litigare’: “Un disco ricco di contaminazioni, amo stupire”

Davide Petrella presenta ‘Litigare’: “Un disco ricco di contaminazioni, amo stupire”

Di Rossella Romano

“Logico” di Cesare Cremonini, “Pamplona” di Fabri Fibra, “Vorrei ma non posto” di J-Ax e Fedez, “Frida (mai, mai, mai) dei The Colors. Brani assolutamente diversi ma con un comune denominatore: Davide Petrella.
Dopo gli anni con Le Strisce e il grande successo come autore (dei pezzi sopra citatati ma anche di tanti altri), Davide debutta con il suo primo lavoro da solista, “Litigare”, che sarà pubblicato l’8 giugno, già anticipato dalla title track del disco.
Incontro il cantautore napoletano in un caldo pomeriggio milanese per parlare con lui dell’album, di come ci sente a “metterci la faccia” e dei progetti futuri. Buona lettura!

Cia Davide, iniziamo subito a parlare della genesi del disco. Come è nato e cosa ci troviamo dentro.

Definirei la storia di questo disco alquanto strana. Prima di questo album, c’era un altro disco con canzoni diverse, già chiuso, con master consegnato. Era tutto pronto. Nel giro di un paio di mesi sono però arrivate parecchie canzoni nuove. Le ho scritte di getto. La prima è stata ‘Litigare’, la title track. I nuovi pezzi hanno messo in discussione tutto. Ho voluto seguire il flusso e sono arrivato ad avere un disco totalmente nuovo e totalmente differente. Ho proposto così un cambio. Sono stato fortunato, la Warner i ha sostenuto totalmente in questa follia ed è andata bene. E’ un disco che mi sento totalmente cucito addosso, in questo momento della mia vita.

A cosa ti ispiri per scrivere i tuoi brani?

A qualunque cosa. Qualunque cosa può accendere la scintilla per scrivere una canzone. Qualunque persona, qualsiasi cosa vivi. E’ magico, impalpabile. Succede. Forse ho una sensibilità più accentuata per cogliere certi aspetti che poi riesco a riportare nelle canzoni. E’ istinto.
Butto giù subito i brani, scrivo in modo spontaneo, mai ragionato.

Testualmente invece?

Non ho regole precise. A volte ragiono su un’idea, a volte su una parola, un suono, qualcosa che ho visto. A volte è capitato che nascessero insieme musica e parole. A me piace sempre dire che scrivere aiuta a scrivere. Più scrivi, più ne scriverai. E’ allenamento. Puoi avere un grande talento ma lo devi coltivare. Cerco di scrivere in ogni momento in cui ho un attimo libero.

Come ci sente ad essere protagonisti, dopo tanti brani scritti per altri? Cosa ti ha fatto decidere di “metterci la faccia” in prima persona?

Prima di scrivere canzoni per altri ed insieme ad altri, ho suonato in una band per più di 10 anni (Le Strisce, ndr). E’ stata un’ottima scuola, un’ottima gavetta. Te la giochi sul campo. Penso che fare musica senza gavetta non sia musica. Per cui è stata una giusta conseguenza. Il mestiere di autore è arrivato per caso, non l’ho cercato. Mi è piovuto addosso e ha preso tanto spazio nella mia vita. Mi sono reso conto, strada facendo, che il mio percorso come cantante nella band non mi rispecchiava più. Adesso sto provando a intraprendere una strada come solista e a capire come ci si muove, cosa mi piace, cosa no. E’ entusiasmante, avevo bisogno di sapere che sto partendo da zero. Se avessi dovuto tener conto dei successi come autore, viene spontaneo pensare ‘Chi me lo fa fare?’. Il lavoro della mia vita è scrivere le canzoni e stare sul palco. Sono fortunato perché sono riuscito a realizzare il sogno che avevo da bambino e intraprendere la carriera da solista è stato il passo giusto nel mio percorso artistico.

Il disco ha delle sonorità contemporanee, molto contaminate tra di loro. Ti rispecchiano completamente?

Si, assolutamente. Mi piace molto mischiare le carte. In questo momento la musica viaggia velocissima. Escono artisti e nuove canzoni tutti i giorni, siamo bombardati. Non si può fare a meno di confrontarsi con ciò che sta accadendo. Sono un divoratore di musica, ascolto di tutto. Ho provato a mettere insieme, dunque, questi input che arrivano continuamente. Ho cercato di realizzare un disco che contenesse vari elementi, che fosse un ibrido di tante cose. Contaminato. C’è la trap, l’indie, il cantautorato, il pop. Anche il linguaggio è differente, ci sono cambi melodici nella stessa canzone, anche cambi di metrica. E’ stato divertente, mi ha messo di fronte alla costruzione di una cosa nuova. Oggi di solito si fa musica per genere, a me non divertiva. Volevo cimentarmi in qualcosa di totalmente mio.

C’è una canzone di questo album a cui ti senti particolarmente legato? Se sì, perché?

Sicuramente ‘Litigare’, la prima canzone che ho scritto di questo disco. Se non fosse arrivata non ci sarebbe stato il resto. L’ho scritta di getto in una notte, con questo nuovo suono e questo nuovo linguaggio.

La copertina invece? È molto particolare..

Mi piace cercare dei linguaggi nuovi anche a livello visivo, nella grafica, nei video. Spero di poter ingrandire sempre di più il campo da gioco. E’ una fotografia passata allo scanner, mossa durante la lettura dell’immagine per creare questo effetto particolare che nasce da un errore di riconoscimento della foto stessa, una polaroid. Abbiamo fatto migliaia di tentativi finchè non è giunta una sensazione visiva interessante. Un connubio tra analogico e digitale, un insieme di contaminazioni, come il disco.

Parlando invece della tua carriera di autore, come si fa a scrivere un pezzo per un altro artista, magari di sesso opposto, magari totalmente diverso da te e che non conosci bene? Come si fa ad immedesimarsi così tanto nell’altro?

Bisogna essere totalmente pazzi! (ride) Non lo so come si fa, sinceramente. E’ veramente un grande mistero per me e sono sempre contento quando capita. Non c’è una regola. A me piace pensare che ci sia sempre qualcosa da tutti. Quindi mi butto in una collaborazione con lo spirito di chi vuole imparare dall’altro. In base all’artista ci sono varie possibilità di scrittura e io mi diverto anche molto. A volte parli al femminile, a volte ti cimenti col rap, a volte con un cantautorato autorevole per chi ha fatto la storia della musica. E’ la possibilità di far entrare nel mio bagaglio qualcosa di nuovo e sempre diverso. E certamente ciò che ho realizzato negli anni mi ha portato a questo disco, una varietà di collaborazioni che mi ha spinto a cercare suoni diversi per i miei brani.

E’ da apprezzare anche la scelta di non voler cercare un duetto con nessuno dei nomi illustri con i quali hai lavorato negli anni..

Penso che la carriera di cantante e quella di autore debbano essere separate. Sono due aspetti della vita professionale che corrono su binari paralleli ma non si incontrano. Non ritengo che sia utile per un artista al suo esordio inserire il nome d’effetto nel suo primo lavoro. Sembra che stai cercando una scorciatoia. Non fa parte di me. Non ho lavorato sodo per 15 anni per poi dover dire grazie a qualcuno. Preferisco rischiare da solo, come ho sempre fatto.

Appuntamenti dal vivo?

Abbiamo chiuso da poco con la BPM, agenzia molto importante. Farò in estate i Festival, mettendo alla prova il nuovo live, e in autunno prevedo la programmazione di concerti nei club

Cosa si vedrà sul palco?

Anche in questo caso mi piace mischiare le carte. Questo disco poteva andare dal vivo con un software e io che ci cantavo sopra. Ma ho bisogno del rapporto coi musicisti, per cui ci saranno campionamenti e pc insieme a musica suonata dal vivo. Un esperimento anche in questo caso.

Visto che ci sei molto molto dentro, in che stato di salute è la musica italiana oggi?

Credo che attualmente stiamo vivendo un’ottima fase della musica italiana, erano anni che non c’erano tutti questi nuovi nomi che si sentono anche in radio e che fanno sold out ai concerti. Penso a quando ho iniziato con la band: dieci anni fa era impensabile. Adesso è più facile anche farsi notare, con tutte le piattaforme di streaming che ci sono. Quando ci ricapita che ci sia tutto questo fermento?

Tu cosa ti aspetti da questo disco?

Mi aspetto di suonare tanto, quello è il mio campo da gioco preferito. Voglio partire da questo, portare le canzoni in giro e condividerle. Voglio divertirmi suonando a contato con le persone.

Dopo questo tuo primo lavoro solista, cosa vedi?

Non lo so, non riesco mai a fare programmi a lungo termine. Mi innamoro sempre di una cosa diversa a seconda del periodo che sto vivendo. In questo momento sono pazzamente innamorato di questi pezzi. Magari tra sei mesi mi piacerà il Christian Metal, e ci farò un album (ride). Devo dire però, che in un futuro non troppo lontano mi piacerebbe realizzare un disco di canzoni napoletane della tradizione, con chitarra classica e voce, brani classici come ad esempio ‘Maruzzella’. Ci vuole tempo da dedicare questo progetto, però. Vedremo.

 



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