Libri fantasy, ‘Il divenire degli Dei’: intervista a Simone Alessi

Libri fantasy, ‘Il divenire degli Dei’: intervista a Simone Alessi

Simone Alessi è un grafico, artista e scrittore. Pubblica per Vertigo Edizioni Blake. Il divenire degli Dei, un romanzo fantasy che allarga le sue prospettive inglobando nel suo articolato universo miti e leggende, credenze e religioni, riflessioni sull’arte e il comportamento umano. Un’opera densa, oscura e magnetica in cui niente è come sembra e in cui tutto può succedere.

Intervista a cura di Antonella Quaglia

«Blake. Il divenire degli Dei è un romanzo intenso, che approfondisce questioni importanti e spinge la fantasia oltre il limite, creando scenari e intrecci sorprendenti. Sei riuscito a trattare del tema del progresso tecnologico, a fare riflessioni profonde sulle religioni e le loro conseguenze sull’animo umano, a parlare di emarginazione, di pregiudizi nei confronti del diverso, e il tutto non rinunciando a raccontare una storia avvincente, dura, e ricca di magia e di citazioni artistiche e storiche. Quali messaggi hai voluto lasciare ai lettori della tua opera?». Vi sono infiniti modi per lasciare un ricordo, un sentimento o ancor più difficile un’emozione. Blake è una storia composta da percezioni e rappresentazioni molteplici in grado di turbare l’equilibrio di coloro che si vogliono avventurare in essa. Le persone che si soffermano al dì là delle parole scritte e al dì là dell’inizio del libro possono ritrovarci quel mondo tanto evoluto quanto decadente del quale noi tutti facciamo parte. Ciò che è stato trasmesso tramite il libro spero sia diverso per chiunque lo legga, a dir il vero, perché le tematiche, nonostante il Velo di Maya, possono essere trasversali. Vi è racchiuso un messaggio più alto, un messaggio universale: Il dolore, la solitudine, la diversità e la violenza non devono farci smettere di sognare. Abbandonare l’infelicità per ricercare la verità fra gli innumerevoli punti di vista della vita. Assai diversi, incompleti, fugaci ma allo stesso tempo unici. Ogni persona deve amarsi per i magnifici difetti che ha, perché sono proprio le nostre diversità a renderci bellissimi nel nostro armonico caos di pensieri e sensazioni. Nonostante il mondo vada avanti o indietro, nonostante l’inverno o la primavera ci conducano nel ciclo stagionale, noi saremo sempre gli stessi e non sarà l’età, la malattia o il dispiacere a farci cambiare bensì solo l’abbandono o la riscoperta dei nostri sogni. La nostra esistenza va avanti nonostante gli eterni conflitti e turbamenti che ogni giorno ci affliggono. Non bisogna mai pensare all’abbandono o ancor peggio alla fine della nostra vita perché la vita è nostra e ognuno di noi può cambiarla per renderla migliore per sé e per coloro che amiamo. Amarsi per amare. Vivere per sognare. Rispettarsi per rispettare.

«Qual è stata l’origine del romanzo Blake. Il divenire degli Dei? Ti ricordi di una particolare suggestione, della visione di un’opera d’arte o di uno strano avvenimento che ha contribuito a mettere in moto la scrittura dell’opera?». Ho sempre amato immergermi nelle infinite gallerie dove le opere d’arte di ogni epoca riposano amorevolmente. Castelli, regge e palazzi posati su colorati paesaggi di epoche lontane erano e sono tutt’ora un mio intimo rifugio. Arte, storia, musica, leggende e miti nutrono le nostre terre e i suoi assopiti abitanti. Io non sono altro che uno di essi, affascinato da tale grandezza e allo stesso tempo rattristito dalla violenza del cemento geometrico. Blake come me ha vissuto la bellezza dei tempi antichi ed era altrettanto ammaliato dall’anima artistica del passato ma a differenza mia è sempre riuscito a vedere nella bellezza di un fiore anche il più straziante dolore. Non vi è mai capitato di andare in una città cercando di immaginarla prima che la povertà o la mancanza di intelletto la distruggessero rendendola un’infamia? Così Blake, quanto me, era racchiuso nelle infinite pennellate della storia, a sua volta imprigionato in una realtà spiacevole e confusa. Quando ho scritto Blake non avevo questa età e vedevo il mondo in maniera assai differente. Tutto era possibile e tutto poteva rivelarsi in una enigmatica esplosione di colori, nonostante molte cose fossero ritenute inadeguate e sbagliate come il divorzio, il disoccupato, l’aspetto fisico o ancor peggio l’omosessualità e la transessualità. Non amavo la società di un tempo ma la comprendevo: guerre, povertà, malattia e paura di una nuova perdita dello sfavillante ego; ma in questa epoca, dove regna l’illusione di poter sognare in grande, i politici e la società giocano con le speranze del popolo illudendolo di poter pianificare il suo futuro.In questo modo Blake ha preso vita, fra i magnifici quadri rinascimentali e le superbe opere barocche del seicento. Notte dopo notte scoprivo il suo mondo e la storia prendeva vita magicamente, anno dopo anno, finché da ignaro spettatore iniziai a scrivere di lui e delle sue avventure con Enom, Selene, Morte, Hecate e Lucifero. Confusione. Amore. Solitudine. Diversità. Bullismo. Noi tutti siamo sempre stati al fianco di Blake nonostante i cambiamenti della vita.Possiamo vedere tale trasformazione in una metafora: dalla bella principessa o la Vergine delle rocce di Leonardo Da Vinci siamo giunti ad immergerci nel tragico urlo di Munch dove tutto è sospeso e angosciante.
«Blake è un personaggio molto complesso, che contiene in sé una dualità che in molte occasioni rischia di dilaniarlo. Vi è un conflitto nella sua anima che metterebbe in crisi anche l’eroe più indomito. Lui invece va avanti, combatte, cade e si rialza, e soprattutto accetta con fede e coraggio il fardello che gli è toccato in sorte. Ci racconti come hai costruito il personaggio, da cosa sei stato ispirato e quali ostacoli hai trovato durante la sua caratterizzazione?». L’umanità è composta da un’infinità di persone tutte differenti e tutte legate da sentimenti e necessità. La cultura vuole che ognuno di noi abbia un proprio pensiero e sviluppo ma nella sua semplicità tutti noi siamo fatti di carne e di sangue e sogniamo irrimediabilmente un mondo che vada al dì là della nostra comprensione. In fin dei conti siamo tutti uguali nonostante il colore della pelle, il genere sessuale, la religione o la politica che con difficoltà ci affanniamo a comprendere. Se l’essere umano rispettasse sé stesso senza aver paura di ciò che è realmente, una creatura libera di essere ciò che vuole nel rispetto degli altri senza dogmi e senza costrizioni, si libererebbe dalle ancore che lo vincolano in questo mondo grigio e diverrebbe libero di volare. Nessun essere umano dovrebbe avere il diritto di giudicare e condannare per il semplice gusto di farlo perché l’ipocrisia di “essere meglio” non esiste. Vediamo ogni giorno fenomeni di razzismo verso le minoranze o il contrabbando di bambini albini per le proprie parti corporee ma assai di rado c’è sgomento o repulsione se non per le partite di calcio o per i programmi televisivi studiati a pennello e idolatrati come cultura. È stato complicato riportare tale situazioni nel libro come per la ricerca del parallelismo con le svariate divinità che ho citato. Ogni cultura ha infuso nelle proprie divinità dei connotati umani (o viceversa) e quest’ultime non sono estranee al filo invisibile della vita. Gli dei hanno sentimenti, desideri, opinioni e relazioni e seppur vissute in epoche diverse e con correnti di pensiero assai distanti, come l’essere umano si sono sviluppate rimanendo eternamente vive e presenti. Blake in questo caso è un nuovo dio, un dio che ha in sé la conoscenza antica della vita e della morte. Adolescente confuso alla ricerca di sé stesso, Blake è dovuto crescere da solo imparando che l’amore non è solo una parola cui dare un significato approssimativo. Per amare bisogna per prima cosa accettare sé stessi e solo dopo è possibile donare tutto ciò che si ha alla persona che ti accetta per quello che sei. Nel bene o nel male. Blake riuscirà a far tutto ciò grazie ad Enom e Luce. Due modi di amare assai differenti quanto pericolosi. L’amore non ha genere. Tutti noi siamo parole incise in un libro eterno.

«Oltre a essere uno scrittore sei anche un artista, e l’arte visiva ha infatti una presenza importante nel tuo romanzo. Come sono nate queste due grandi passioni? Dove speri possano condurti in futuro?». Mio padre ha sempre amato l’arte e il pensiero più vivido che ho di lui è quando mi parlava della vecchia Urbino e della Scuola del Libro annessa al Palazzo Ducale. In sé non aveva mai rinunciato a quel mondo colmo di sensazioni e sfumature spronandomi giorno dopo giorno a fare sempre del mio meglio sia con la pittura sia con tutto ciò che potesse realizzarmi. Inizialmente amavo disegnare ma non comprendevo il suo vero valore, simbolico e liberatorio. Mio padre lo sapeva e come un’ombra mi osservava senza emettere fiato o giudizio. Si è sempre aspettato il meglio da me ma io, al contrario, mostravo sempre il lato peggiore fin quando non compresi che il mondo ha un inizio e una fine. Spesso la fine ti travolge e ti lascia senza parole e senza colori da accarezzare sulla tela. Posso rispondere che l’arte è una magia tramandata dalla mia famiglia e dalla mia bellissima città, Urbino, nella quale un tempo era possibile vivere i suoi restauri e la sua poesia immortale. In futuro non so dove mi condurrà questa vena artistica, perché diciamocelo, in Italia essere artisti è considerato un hobby, seppur non sia affatto così. La mia unica speranza è di sfiorare i sogni di qualcuno e riuscire in un qualche modo a strappare un sorriso. In cuor mio spero di regalare dei sogni a coloro che li hanno perduti nel lungo cammino della vita.
«All’inizio del romanzo Blake è tormentato da sogni molto vividi e drammatici, e solo in seguito egli capisce che non erano altro che ricordi di una vita lontana e premonizioni di quello che sarebbe stato il suo destino. Qual è il tuo rapporto con i sogni? Credi che essi possano aprire una finestra sui nostri desideri più profondi e sul nostro vero io?». “Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita”. (La tempesta, Shakespeare). I sogni, l’arte, la musica e la poesia non sono altro che fantasia, tanto tangibile quanto immortale. Il sogno è un potere creativo immenso dove l’uomo diventa per qualche istante dio e al contempo dio diventa uomo. Nel mondo onirico dei sogni si possono incontrare visioni della nostra vita e desideri inconfessabili. Noi siamo parte dei sogni e i sogni non sono altro che le lucciole della nostra anima. In essi sono racchiusi i nostri più importanti segreti tra cui il nostro vero io, inconfessabile al mondo.
«C’è molto realismo e violenza in Blake. Il divenire degli Dei. Vi è una matura riflessione, pur se traslata in chiave fantasy, sui problemi del nostro tempo e in particolare sull’intolleranza e il pregiudizio che stanno portando solo morte e distruzione all’umanità. Quanto è stato difficile costruire i momenti più crudi e drammatici presenti nel romanzo?». Posso solo dirvi che tutto ciò l’ho vissuto con Blake. Quando scrivevo sentivo la morsa al cuore proprio perché lo stesso Blake sentiva la devastazione dentro di sé. Al contempo il telegiornale, generoso di informazioni, mi mostrava i drammi di una società corrotta e volgare dove le notizie primarie venivano traslate per mettere in mostra scene imbarazzanti di attrici o calciatori famosi pronti a rivendicare il loro ego ferito. Blake era lì con me. Entrambi vedevamo quello che stava accadendo e con difficoltà abbiamo tradotto i nostri sentimenti in parole. Sembrerà strano che parlo di lui come una persona reale ma come gli dei anche lui è tanto evanescente quanto concreto.
«Quali nuove storie stanno girovagando nella tua testa? Puoi darci qualche anticipazione?». Io seguo l’ispirazione e attendo impaziente il momento che arrivi. Non dipingo né scrivo per semplice comando per cui posso solo dire che ho una storia nella mia mente, una storia che tratterà di crescita e imperfezione. Se “Blake il divenire degli dei” tratta della confusionaria adolescenza, il suo seguito tratterà della maturità delle scelte. Morte sarà l’ancella di un nuovo presagio.


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