Perché scrivo testi senza senso

Perché scrivo testi senza senso

Di: Noirêve

Qualche tempo fa mi è capitato di tenere una lezione d’inglese per un gruppo di adulti, e per agevolarli nella memorizzazione dei vocaboli ho proposto un lavoro di ascolto e traduzione della celeberrima I still haven’t found what I’m looking for degli U2, brano conosciuto da tutti i presenti. Alla fine dell’ora una studentessa si sfoga: “era così bello questo pezzo, sarebbe stato meglio non conoscere la traduzione!”

 

Chissà quanti brani abbiamo nelle nostre playlist che se avessero un testo in italiano bolleremmo come “una corazzata Potëmkin” (come direbbe Fantozzi), ma che invece apprezziamo perché bypassiamo il significato delle parole. Ce li canticchiamo inventandoci il testo, spostando il nostro giudizio estetico sui parametri puramente musicali, ed evitando che la parte verbale condizioni la nostra percezione della canzone.

 

Quando ho cominciato a comporre, in età adolescenziale, avevo scelto l’inglese come lingua per la scrittura. Non per nasconderne il significato, ma semplicemente perché fluiva meglio, complice l’accentuazione più comoda. Mia nonna mi faceva notare che le mie canzoni le piacevano, ma non del tutto perché non ne capiva il testo, allora le facevo ascoltare all’altra nonna che invece mi diceva di apprezzarle per la bellezza del suono, indipendentemente dal loro significato. Qualche anno dopo mi sono trasferita a Londra per seguire un percorso universitario in Popular Music, durante il quale ho presentato un piccolo repertorio di inediti sia in italiano che in inglese. Il giudizio del mio professore era costante: nei brani in inglese il mio accento lo infastidiva, perché non era né da madrelingua né spiccatamente italiano, mentre i suoi feedback cambiavano in positivo quando eseguivo canzoni in italiano. Ho quindi cominciato a riflettere in maniera più approfondita sul fatto che la resa dei brani fosse migliore in una lingua sconosciuta, piuttosto che in una in cui fosse chiaro il senso, ma il suono non risultasse gradevole.

 

Negli stessi anni ho seguito un corso presso il CET, scuola diretta da Mogol, in cui gli insegnanti ci hanno mostrato come lavoravano compositori ed autori. L’idea era che la musica contenesse già in una certa misura quello che poi sarebbe stato espresso col testo, e il compositore fornisse quindi un demo in finto inglese all’autore, affinché trasformasse poi questa lingua inesistente in frasi di senso compiuto che esprimessero un significato già insito nella musica. La riflessione su questo metodo mi ha portato a due conclusioni: la prima è che il testo, in determinati ambiti, è decisamente subordinato alla musica (con buona pace di mia nonna), la seconda è che, se la musica esprime già dei contenuti, il testo non è necessario a comunicarli.

 

Nel mio approccio alla musica questi contenuti non si costituiscono in concetti, non raccontano una storia, ma plasmano sensazioni. La diversità di ogni essere umano è il filtro attraverso cui passano i significati extralinguistici espressi dalle vibrazioni della musica, per essere processati e interpretati in modo assolutamente personale. Questo mi ha portato a pensare che i demo non dovessero necessariamente evolvere in forme sintattiche definite e corrette, e che anzi incasellare la musica in un solo significato potesse limitarne l’interpretazione, talvolta addirittura mortificandola, come nel caso della mia studentessa col brano degli U2. Ho perciò deciso di percorrere una strada che permettesse di lasciare spazio all’interpretazione, senza dover rinunciare al ritmo e al suono dato dalla scansione delle parole e dalla combinazione dei fonemi: una lingua che non potesse essere sbagliata per nessuno, che ognuno avrebbe potuto interpretare a suo piacimento. Le parole sono quindi diventare pura materia musicale che trascende la semantica verbale e crea un contatto diretto tra il contenuto musicale dei brani e le sensazioni provate dall’ascoltatore.

 

Scrivere i testi assecondando il suono a scapito del significato mi ha consentito l’accesso a un linguaggio universale ugualmente recepito in ogni zona linguistica del mondo; sempre sottoposto al giudizio estetico del singolo ascoltatore, ma in ogni caso connesso direttamente all’impatto emotivo che ha su di lui.

 

 

 

 

Bio

Noirêve è Janet Dappiano, producer e musicista trentina di formazione londinese.

 

Attiva in Italia e all’estero, Noirêve ha condiviso il palco con artisti come Holly Herndon, Yakamoto Kotzuga, Verdena, Tama Sumo, Drink To Me, Arms And Sleepers, e KVB.

Tra i vari premi e riconoscimenti contano il Premio Speciale 2014 della giuria di Suoni Universitari per l’originalità del progetto sonoro e il secondo posto nel contest “Music 4 the Next Generation”. In collaborazione con Marco Ciceri (Pfadfinderei) ha partecipato alla finale del FIMG 2015 (Festival Internacional Mapping Girona) con il progetto Denori 0328, di cui ha curato la colonna sonora. Sempre nel 2015, la partecipazione al contest “Converse Rubber Tracks” le ha permesso di registrare il singolo Viaggio Immobile con Alice Righi e il produttore Hector Castillo negli studi delle Officine Meccaniche di Milano. Vincitrice del contest euroregionale Uploadsounds 2016, ha partecipato a diversi festival nel contesto italiano e straniero, come il Reeperbahn Festival ad Amburgo, ed è stata scelta da SoundReef per rappresentare la nuova scena elettronica italiana al Sónar Festival 2016 di Barcellona.

Dopo la pubblicazione dei due EP Viaggio Immobile (2016) e Hesminè (2017), il 22 giugno 2018 esce per INRI il debut album Pitonatio.

 

 


Related Articles

Pastasciutta (in testa): prodotto made in ITA

Di: Ex-Trim Di fronte ad una realtà in balìa di qualcuno che tutto vuole fuorchè il tuo bene, voi cosa

Il Primo album di un artista.

Di: Giovanni Gulino Mi sono sempre chiesto perché spesso i migliori album dei cantanti o gruppi sono il primo o

SVENDESI MUSICA

di: Ale Ranzani Non abbiamo bisogno di stupide canzoni. Direi che abbiamo raggiunto un buon numero. Pensavo, ma si…sono episodi.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.