Platonick Dive, ‘Social Habits’: ”L’evoluzione di quello che siamo stati e siamo diventati”. L’intervista

Platonick Dive, ‘Social Habits’: ”L’evoluzione di quello che siamo stati e siamo diventati”. L’intervista

Di Rossella Romano

Social Habits” è il terzo capitolo del “percorso terapeutico” dei Platonick Dive, band toscana che si muove tra l’elettronica e la musica sperimentale. Un’autoterapia che vede la sua genesi nel 2013 e si evolve sino ad oggi, con il lavoro fresco di pubblicazione per Black Candy Records/Platonick Dive Music.

Gabriele Centelli, Marco Figliè e Jonathan Nelli hanno fatto della contaminazione il filo conduttore del loro percorso musicale e del cambiamento l’elemento indispensabile. “La terapia” li ha portati anche ad intraprendere diversi tour in Europa e negli Stati Uniti condividendo il palco con artisti del calibro di Explosions In The Sky, Efterklang, Blonde Redhead, Jon Hopkins, Four Tet, These New Puritans, Gold Panda, Sun Glitters e This Will Destroy You.
Ecco cosa ci ha raccontato la band di “Social Habits” e della sua evolozione. Buona lettura.

Ciao ragazzi, partiamo subito dalla genesi del vostro album, Social Habits. Come è nato il disco e cosa ci troviamo dentro?

Social Habits è il terzo capitolo del nostro percorso terapeutico intrapreso dal 2013. E’ la continuazione, l’evoluzione di quello che siamo stati e siamo diventati. Fin dall’inizio non abbiamo mai fatto dischi che suonassero uguali l’uno all’altro. L’evoluzione e il cambiamento fanno parte delle nostre vite e così, anche la discografia dei Platonick Dive è un’ evoluzione continua. Abbiamo cercato di realizzare un album ancora più moderno e contemporaneo, sempre comunicando in maniera vera e sincera.

Da cosa deriva il titolo dell’album?

“Social Habits” sono le abitudini sociali, luci e ombre della vita moderna. E’ il racconto di quello che siamo oggi giorno. Ognuno può interpretarla a suo modo, intercettandone il significato che più lo rappresenta. In un’era “usa & getta” dove tutto si consuma così freneticamente, raccontiamo le nostre sensazioni, le nostre paure, l’incertezza del futuro ma con un entusiasmo ed una sincerità che solo la musica può permetterti di avere.

Come avete realizzato i brani a livello compositivo?

Abbiamo fatto un album più ragionato, più accurato e più ambizioso nei suoni e negli arrangiamenti ma non abbiamo perso la nostra vera natura. Il processo compositivo è stato molto naturale, utilizzando chitarre e synth sognanti a disegnare la melodia e la corposa batteria a sostenere la voce, che è la vera novità di questo disco.

E i testi?

In tutti i testi delle canzoni si ripercorre questo senso di riabilitazione da ciò che ti ha scalfito nel tempo e ti ha reso quello che sei, quindi andare a cercare veramente la felicità anche nelle piccole cose, che ti rendono una persona migliore.

Come funziona, invece, in studio?

Quando i brani sono già ad un buon livello compositivo, lavoriamo in pre produzione sulla parte elettronica, sui beat e sulle chitarre. Poi passiamo in studio per registrare gli strumenti analogici e infine mixiamo tutto.

Punti di riferimento musicali?

La scena elettronica IDM degli anni 2000 e contemporanea (Telefon Tel Aviv, Four Tet, Apparat, Moderat), rock alternativo anni ’90, shoegaze, post rock. Ma anche molta molta musica moderna. Ascoltiamo un sacco di musica, siamo molto aggiornati e ci piace sapere sempre cosa sta succedendo.

Siete al terzo album, che cosa rappresenta questo disco nella vostra storia musicale?

‘Social Habits’ è il risultato di quello che siamo e che siamo stati negli ultimi tre anni.
Fin dall’inizio i Platonick Dive mettono in musica la loro vita e la loro storia, quindi sicuramente anche in questo album c’è un racconto delle nostre vite personali, delle nostre evoluzioni come musicisti e come persone.

Guardandovi alle spalle c’è qualcosa che non rifareste? O che fareste in modo diverso?

No, perché tutto quello che abbiamo fatto è andato a costruire il nostro bagaglio, a renderci le persone e i musicisti che siamo oggi.

Brano del vostro disco che in questo momento vi rappresenta di più?

I singoli usciti prima dell’album: “Waxfall”, “Habit” e “Maple” sono tre brani molto rappresentativi. Racchiudono l’atmosfera che si respira all’interno dell’album.

Cosa state ascoltando adesso?

Impossibile menzionare tutto tipo lista della spesa. Ascoltiamo tonnellate di musica, spaziando da cose appena uscite (elettronica, rock, indie, trap) a grandi classici che hanno contribuito a renderci ciò che siamo oggi.

Siete decisamente una band che ha molta familiarità con i palchi fuori dal confine nazionale. Com’è per una band italiana suonare in club così diversi dai nostri? Come siete stati accolti?

Sì, siamo andati molto spesso a suonare oltre confine. La risposta è sempre ottima, proponiamo una musica internazionale quindi a volte risulta più facile all’estero che in Italia. Quello che ci fa sorridere è che spesso il pubblico straniero ci dice che è così strano che una band italiana abbia il nostro sound. Per noi è un complimento, siamo così felici di poter esportare la nostra musica.

Il palco che ambite ( o che sognate)?

Dopo esser stati a suonare in Europa, USA e Russia, un bel giro in Oriente potrebbe starci, magari Giappone.

Parliamo invece di concerti in Italia, sarete in tour quest’estate?

Sì, pochi concerti ma di qualità. Tutte le date su http://www.platonickdive.com/

Come è strutturato un vostro live?

Chitarre, synth, batteria, voce: un vero live di musica elettronica moderna.

Cosa vi aspettate da questo album?

Ci aspettiamo di allargare ancor di più gli orizzonti, arrivare a più persone possibili comunicando col cuore e con vera musica. I primi risultati stanno già arrivando, le piattaforme digitali rispondono bene ed anche i vecchi fan sembrano aver gradito quest’ennesima evoluzione sonora.

E dopo, cosa ci sarà?

Un’altra evoluzione.


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