Hereditary, le radici del male – recensione del film

Hereditary, le radici del male – recensione del film

Arriva nelle sale italiane l’ennesimo film horror dell’anno: Hereditary. Questa volta però il classico slogan pubblicitario non è usato a sproposito.

L’opera prima del giovane regista americano, Ari Aster, forse non sarà l’horror del 2018 ma di certo è un film elegante per realizzazione e regia, con una storia davvero inquietante che non ha bisogno di inutili sfoghi splatter per terrorizzare lo spettatore.

Come il titolo lascia intendere il fulcro del film è l’ereditarietà, il bagaglio maligno che ognuno di noi si porta dietro, a nostra insaputa e senza alcuna colpa. L’indagine sulla famiglia Graham, protagonista della pellicola, si sviluppa durante tutta la durata del film e sembra non arrivare a una vera e propria conclusione.

Hereditary, le radici del male - recensione del film

Tutto ha inizio con la morte della nonna materna. Annie figlia della defunta e madre dei due giovani co-protagonisti, fin da subito dimostra la sua instabilità emotiva, causata da disagi famigliari passati che affiorano a poco, a poco. Nonostante ciò riesce ad indagare sul passato della madre, scoprendo, seppure troppo tardi, la malvagità nascosta in lei.

Le miniature costruite da Annie sono una sorta di specchio macabro sulla realtà, che il giovane regista sfrutta al massimo per far integrare il più possibile il pubblico con l’inquietante svolgimento della storia dei Graham. La famiglia, nessuno escluso, sembra incapace di agire, proprio come le statuine create da Annie, immobili nelle situazioni più controverse e pericolose.

Hereditary, le radici del male - recensione del film

“Non c’è niente di più inquietante dell’idea di non avere alcun potere” dichiara Aster. Questa impossibilità di agire il giovane regista l’ha resa appieno anche nei movimenti di camera e nell’uso del dolly all’interno della casa, che risulta così quasi un labirinto vivente nel quale la famiglia è imprigionata.

Un cast scenico di altissimo livello, non solo per un’opera prima: Toni Collette è Annie, Ann Dowd è la sua “amica” estroversa, mentre Gabriel Byrne è il marito impotente. Anche il cast tecnico è d’avanguardia: come il compositore e sassofonista Colin Stetson; lo specialista di effetti speciali Steve Newburn; e la montatrice Jennifer Lame (Manchester by the sea).

Hereditary, le radici del male - recensione del film

Con una narrazione pulita e ricca di suspance e una messinscena davvero ben curata, questo film horror si avvicina davvero tanto a gioiellini vintage come Suspiria e Rosemary’s baby.

Forse Hereditary non sarà il film horror dell’anno, ma davvero non potete lasciarvelo scappare!

Dal 25 luglio al cinema, grazie a Lucky Red.



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