Maynard, lo sciamano

Maynard, lo sciamano

Nell’ombra, per tutto il concerto. Al buio, muovendosi come uno sciamano oppure rimanendo immobile sulla sua piattaforma rialzata e un po’ indietro rispetto al resto del gruppo. Non abbiamo mai visto la faccia di Maynard, mai. Era in completo azzurro, pare. Il pubblico rapito, ipnotizzato, immobile, in ascolto, in silenzio, in religioso silenzio, pochi cellulari. A Perfect Circle tengono le distanze dal pubblico, creano qualcosa di sacro e solenne. Sarà la voce di Maynard che sembra arrivare dall’aldilà, da un altrove. Sarà la musica magnetica e sinuosa, sarà che questa band è qualcosa di raro da vedere, che rapisce. È come vedere un film di cui non hai neanche capito bene il finale ma che alla fine ti conquista e diventa il tuo film preferito. C’è qualcosa che va oltre in Maynard. Non è freddezza è qualcosa di mistico e superiore. È che sono troppo bravi e sembra di sentire il disco, troppo perfetti. Due ore di concerto spaccate. Le uniche parole di Maynard oltre ai saluti: ripetere, incredulo, che stava suonando in un fottuto castello, seriously.
Tra i brani in scaletta, molti dal nuovo album: Eat the Elephant, con cui hanno aperto il concerto, la stupenda TalkTalk, la potente The Doomed, Disillusioned, The Contrarian, e anche pezzi del passato come Vanishing, la mitica The Outsider, Counting Bodies Like Sheep to the Rhythm of the War Drums, The Package, per poi chiudere con Feathers, sempre dal nuovo album.
Però il volume era basso, ottimo, ma maledettamente basso. Band come queste ti devono far uscire il sangue dalle orecchie, ti devono far tornare a casa sordo, e invece son tornata a casa sentendo tutto, troppo, ancora.
Li rivedremo a dicembre, li dobbiamo rivedere. Non abbiamo capito il finale ma ci hanno conquistato.

 

18 dicembre, Milano, Forum di Assago

19 dicembre, Roma, Palalottomatica

 



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