Nell’era del relativismo la verità è un’opinione tra le tante

Nell’era del relativismo la verità è un’opinione tra le tante

“La libertà è come un fungo da assaggiare, non puoi saperlo prima se fa male o no”. Così  diceva Stefano Benni nei capitoli finali di uno dei suoi romanzi più apprezzati (Saltatempo).  Ci sono libertà che se la passano meglio di altre, una di quelle che trovo più in forma è quella di opinione. Rendere la “persona comune” protagonista del momento storico è uno degli obiettivi che i mezzi di comunicazione si sono imposti fin da subito. “Rischiatutto”, “La ruota della fortuna” e via dicendo hanno puntato tutto sul coinvolgere il pubblico. Si trattava di turismo mediatico il più delle volte, i veri “miti” restavano quelli che erano in grado di fare effettivamente qualcosa: recitare, ballare, suonare, cantare, condurre. A un certo punto però si è capita una cosa: la “persona comune” vuole avere il suo momento di gloria, ma non ha voglia di imparare a fare qualcosa. “Il Grande Fratello”, “Uomini e donne” hanno fatto pensare alla “persona comune” che si poteva essere famosi anche senza saper fare nulla. Basta atteggiarsi, avere un modo di parlare, di muoversi,  e non fa niente se non sai cantare, recitare, ballare, ecc. Ovviamente la maggior parte di questi personaggi hanno fatturato qualcosa nei mesi successivi, presenziando agli eventi, e qualcuno è durato anche qualche anno, comparendo in cartelloni con formule tipo “da Grande Fratello 2010”. In pochi hanno saputo usare questa occasione come un vero trampolino di lancio, per poi effettivamente presenziare stabilmente in TV. Gran parte degli altri hanno coltivato la speranza (forse l’arrogante pretesa) di poter restare sotto i riflettori senza avere nessuna dote da mostrare. Non ci si ricorda nemmeno la faccia di queste persone (figuriamoci i nomi). 

Ciò che davvero ha fatto si che tutti noi avessimo un palcoscenico, dei riflettori, uno spazio per dire qualsiasi cosa volessimo (come io qui) è stato il WEB! Soprattutto con la radicale diffusione del social network. Ed è questo oggi il mezzo di comunicazione che porta avanti la missione: rendere la “persona comune” protagonista del momento storico; con la sua bacheca, la sua pagina, il suo blog, il suo canale Youtube. Ma qual’è l’effetto collaterale di tutta questa libertà di opinione? In primo luogo il fastidio che si può provare nel vedere per iscritto (o in altre forme) un’opinione diversa dalla propria, è un rischio che si accetta pur di restare dentro il gioco, e così, tutte le volte che ho letto frasi razziste ho fatto ciò che nella vita reale non si può fare: ho cancellato il contatto. Ho cancellato anni fa il nome di una persona che giusto quest’anno è diventata molto famosa, ho provato a recuperare le cose brutte che aveva scritto, ma il suo profilo personale non esiste più, senza prove non posso dichiarare nulla… o forse si, ma non cambia molto! Perchè l’altro effetto collaterale del “volere” e “potere” essere tutti protagonisti, esprimendo la propria opinione, è “l’assoluto relativismo”. La verità, oggi , anche se la pronunci, appena la pronunci, diventa un’opinione tra le tante. Non c’è più nulla di inattaccabile, di autorevole per tutti, ognuno si sentirà in diritto di dire la propria, quello informato, quello non informato, tutti!  I nuovi  “miti”, ma anche i vecchi,  non si venerano più, ci si fanno i “meme”, se li incontri per strada ti ci fai la foto, perchè si insegue sempre lo stesso sogno: “essere protagonista”. D’altronde oggi sono loro stessi (i miti) a non lasciare margine di venerazione, a inflazionarsi da soli, a fornire tutto il materiale che una volta ci si doveva sudare. Foto, film,  dischi, singoli, tutto estremamente reperibile. Puoi avere tutto subito, non devi aspettare la Tv che passi il videoclip, non devi risparmiare i soldi per il cd o il dvd, non c’è bisogno di conservare la foto come una reliquia. Un aspetto che potrebbe essere positivo è che ognuno può diversificare il proprio consumo, che i canali sono molteplici, questo ha creato un grande “gap” tra le generazioni. Non c’è più Celentano per tutti in TV, oggi i genitori guardano Baglioni e i figli ascoltano la trap (per esempio). Eppure chi è che tornerebbe indietro ora? Chi porrebbe un limite alla libertà di potersi esprimere a piacere?  Abbiamo dovuto vivere per sapere che comunicando troppo, a volte, ci si può fare male da soli, o a vicenda, ma la libertà è così, è  un fungo da assaggiare, non puoi saperlo prima se fa male o no.  

Bio:

“Sono passati più di tre anni dall’uscita del disco d’esordio, ora sono
pronto a fare ascoltare qualcosa di nuovo, che anticipi il mio secondo
lavoro. Nel frattempo sono cambiate tante cose nella musica, non se ne
riescono più a capire i contorni di genere e questo ha influito molto
su quello che sarà il nuovo sound. Quest’ultimo credo che abbia
attinto un po’ da tutto senza arrivare ad assomigliare quasi a niente,
se non a qualcosa di veramente “mio”. Quello che posso dire con
certezza è che sarà tutto molto “cantabile”. Riguardo ai testi,
saranno ciò che ci si aspetta da me, l’obiettivo rimane lo stesso:
provare a “fare poesia” – Scarda su “Bianca”

Scarda – al secolo Nico Scardamaglio – è uno di quei cantautori anni 2000 che, sebbene l’epoca, hanno deciso di puntare su uno stile acustico, schitarrato e in generale un po’ retrò. Formula dimostratasi vincente per qualcuno, e che sicuramente sta avendo i suoi riscontri anche in questo caso. Il suo album di esordio “I Piedi Sul Cruscotto” (MK Records) è un esordio indipendente che non se la passa affatto male, raggiunge sempre più ascoltatori, con un trend in graduale crescita, insolito ma reale, come il seguito che affolla i piccoli club delle principali città italiane. Canzoni che cercano di fare poesia ma con semplicità. Classe 1986, calabrese di lunga adozione (Vibo Valentia), sebbene inesistente in qualsiasi scena musicale fino al 2012, nel 2014 riceve la candidatura ai David di Donatello per la soundtrack del film “Smetto Quando Voglio” e una alle Targhe Tenco 2015 per la “opera prima” di cui sopra, uscita il 16 dicembre 2014. La fortunata collaborazione con il film ”Smetto Quando Voglio” continua, Scarda firma la colonna sonora dei sequel ”Masterclass” e ”Ad Honorem” usciti rispettivamente nel febbraio e nel dicembre 2017, raggiungendo così un pubblico sempre più vasto. Il passaparola e le canzoni hanno fatto sì che i concerti si susseguissero lungo lo stivale fino alla pausa nell’autunno 2017 che ha visto l’artista rientrare in studio e mettersi al lavoro per il suo nuovo disco, in uscita nel 2018.
Scarda nasce a Napoli il 16 Marzo 1986, attualmente vive a Roma.
“Bianca” è il primo brano che anticipa il nuovo album in uscita entro l’anno per Bianca Dischi. Un brano sincero, un ritornello che entra in testa, con la stessa autenticità che, sin dagli esordi, contraddistingue il cantautorato di Scarda.

https://www.facebook.com/scardaofficial/


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