Gasparri: biografia

Gasparri: biografia

Di: Stefano Di Nucci

 

Ho cercato di nascondere le mie canzoni finché ho potuto. Si, lo ammetto, le ho nascoste, finché ho potuto.

Le ho nascoste sotto il letto, nelle tasche, nei tiretti, sull’armadio, insomma le ho sotterrate, a mo’ di un collodiano pinocchietto, nel Campo dei Miracoli!

Le ho nascoste come quando da piccini si nascondevano le immagini rubate dai giornalini “zozzi”. Per farla breve, le ho celate agli altri finché ho potuto, finché ho dato fondo a tutte le mie capacità di mentire.

I primi provini che registravo al computer, li salvavo cercando dei nomi quanto più noiosi possibili, con la speranza che così non sarebbero mai stati aperti né ascoltati da nessuno:

“Salva con nome: “Gasparri: biografia”…”

Si, l’ho fatto, lo ammetto un’altra volta e l’ho fatto perché, se ci fosse un campionato di “uomo più pudico del mondo”, io sarei stato uno dei più quotati per la vittoria. Al massimo non avrei vinto il concorso perché non avrei proprio partecipato e non avrei partecipato per un ennesimo eccesso del pudore. Chi sa, lì forse sarebbe scattato il premio della critica.

Inizialmente scrivevo canzoni misurate, come quando da piccoli ti piaceva una bimba e non volevi ammetterlo. Casomai, tanto il piacere di corteggiarla, più che altro la maltrattavi: le tiravi i capelli, le nascondevi la merenda, le facevi lo sgambetto, le assestavi i calci forti sullo zainetto…

Misuravo tutto ed evitavo le parole grosse e ingombranti, quelle che non mi avrebbero dato modo di farle ascoltare neanche ai miei genitori. Sfuggivo a tutte quelle parole che ti fanno fare rosso, tipo: “amore, emozione, tesoro, chirurgia ostetrica e ginecologica”. Adesso che mi sento un po’ più libero e padrone di me credo di averle usate tutte, tranne le ultime tre, purtroppo…

Ho sempre creduto che scrivere una canzone fosse equivalso a mettersi in mutande davanti a tante persone. Un periodo infatti, stigmatizzavo questo imbarazzo portandomi ai concerti un grosso manichino che vestivo con delle mutande improbabili. Gli avevo dato anche un nome: Walter. Walter era diventato il simbolo di quanto importante fosse per me “la forma canzone”: io ti sto dando tutto quello che ho, io mi metto a nudo, a modo mio ma mi metto a nudo!

Guardandomi alla luce di alcuni anni passati, posso dire che un po’ mi sento cambiato, ho trovato infatti persino il coraggio di pubblicare un disco di dieci canzoni che ho deciso di chiamare “Opera Postuma”.

Dieci canzoni, mamma mia! Chissà che serpentina da evitare, che dribbling di parole e concetti. Che io non sia un cantautore che si ispira a Sivori? Non saprei, nel dubbio ho già comprato i parastinchi.

Dico che sono “un po’ cambiato” perché, a ben pensarci, persiste in me quella voglia di cui sopra di nascondermi, di essere misurato nel mio dare tutto, di essere insopportabilmente enigmatico. Sento ancora un istinto alla fuga e al nascondiglio, anche se oramai sto facendo il gioco del nascondino e “tana” è stato urlato già da un po’.

È come se mi portassi dietro la cicatrice dei miei primi anni. Del resto, il titolo che ho scelto per il disco, “Opera Postuma”, è sintomatico e, nella sua brevità, la dice lunga:

“scrivi poco Stefano, al massimo due parole… mi raccomando sii scostumato, sii parco, evasivo, al limite dell’infantile e, se devi corteggiarla, stai attento, prendi bene la mira e assesta un calcio forte sullo zainetto!”

 

 

Bio:

Musicoterapista di professione, Stefano Di Nucci esordisce come cantautore nel settembre 2013 in occasione del concorso “Paint Your Voice”, organizzato dalla Provincia di Campobasso, di cui è finalista. Dal 2013, oltre l’attività di cantautore, intraprende un’intensa attività concertistica con i “Lee Money and Moodfellas”, gruppo di R&B con il quale si esibisce in qualità di bassista. Nel 2014 si dedica a una serie di concerti in compagnia di Giorgio Lombardi al pianoforte, Daniele Pluto Marinelli al basso elettrico ed Alberto Romano alla batteria. A maggio 2015 pubblica il suo primo videoclip “Uomo di lettere”, a cui segue il singolo digitale “Uomo di lettere – Il sorriso smagliante”. Vince le selezioni regionali molisane di Arezzo Wave Band 2015 e partecipa al Festival ad Arezzo il 19 giugno. È tra i selezionati all’edizione 2015 del Rock Contest di Controradio a Firenze. A fine 2016 comincia la registrazione del suo primo disco da solista. L’anno successivo prende parte all’iniziativa nazionale “Luigi Tenco, in qualche parte del mondo” e in seguito vince il premio Lunezia 2017 con il brano “ i puntini sulle i”, brano che sarà suonato anche su Iso Radio Rai. Dal 22 maggio 2018 è in rotazione radiofonica “La donna eburnea”, primo singolo estratto dal suo album d’esordio “Opera Postuma”, disponibile dal 25 maggio.

 

 

 


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