Home Festival 2018, a kind of magic: il report

Home Festival 2018, a kind of magic: il report

Di Rossella Romano

La prima volta che misi piede all’Home Festival fu amore a prima vista. Un evento assolutamente unico, dalla spiccata allure internazionale, a livello di cura per gli spazi, di intrattenimento, di cast proposto, di attitudine. E ti senti a casa, per davvero. I sorrisi, la disponibilità e la gentilezza che mi hanno accolta tre anni fa come in questa edizione del 2018 non hanno davvero eguali.
Il mio è un amore sincero verso chi, anno dopo anno, cerca di “alzare sempre di qualche tacca l’asticella”, come dice il founder Amedeo Lombardi, per offrire qualità, sicurezza, novità, musica e divertimento al pubblico, agli “homies”.

I miei tre giorni a Treviso (di cinque totali di festival, dal 29 agosto al 2 settembre) sono stati inaugurati come si deve dalla serata gratuita offerta da Aperol Spritz. Un appuntamento irrinunciabile per entrare subito nel vivo della festa. E che party con Ermal Meta, che ha incantato il numeroso pubblico presente, con i suoi successi come “Non mi avete fatto niente”, brano con il quale ha trionfato al Festival di Sanremo di quest’anno con Fabrizio Moro. Esplosione di grandissima energia con i Rumatera, band resident della serata Aperol Spritz: il trio veneto ha letteralmente infiammato l’Home con la grande carica dei suoi brani, le coreografie sensuali della ballerina che li accompagnava e gli stacchetti comici di un super dancer e di un (finto) parroco.
Da segnalare sul Firestone stage anche i Rovere, band che vede alla voce Nelson Venceslai, noto youtuber, e i romanissimi Joe Victor.

Si fa l’alba come da tradizione e arriva il Day 1, con la grinta tropicale dei Selton, che aprono i concerti sul main stage. A seguire i Canova, sullo stage SUN68, il tendone da Circo per intenderci, hanno incantato il pubblico, davvero piacevoli.
Nic Cester, sul palco principale, è una garanzia. Voce dei Jet, al festival con i suoi Milano Elettrica(eccezionali tutti), ha rapito tutti con la sua voce graffiante. Un tramonto perfetto con la colonna sonora di “Sugar Rush”, album solista di Nic, impreziosita da un ospite speciale, Filippo Graziani, il quale accompagna Cester e la sua band in un omaggio al padre Ivan con il brano “Monna Lisa”. Onirico.
A seguire, i White Lies, tra gli ospiti più attesi di questa serata. Band iconica, dal sapore electro, ha presentato sul palco grandi pezzi come “To lose my life” ed estratti dall’ultimo lavoro “Friends”, in attesa di un ritorno con un nuovo album.
Inghilterra protagonista anche del Circus stage con Wombats e Django Django, che hanno realizzato il “tutto esaurito”. Show molto apprezzati dal pubblico, che ha ballato e cantato per tutta la durata dei live.
Copioso hype per gli Alt –J, headliner del Day 1. Una sorta di celebrazione mistica, un’estasi dell’elettronica. Si danzava sotto palco come avvolti da una magia fatta di beat magistralmente strutturati. Un’atmosfera davvero incredibile.

Altra alba e arriva in men che non si dica il Day 2. Aspettavo l’arrivo di venerdì da quando fu annunciato il cartellone mesi fa. La mia giornata, non ci sono dubbi.
Jack Jaselli, Mellow Mood e gli Universal Sex Arena solo per iniziare.
Una vera sorpresa i Belize, sul palco Jack Daniel’s. Nome che si sta facendo sentire nel panorama alternative nostrano. Bravi. Mi sono ripromessa di andare a sentirli nuovamente.
Con l’arrivo della pioggia arriva anche uno dei gruppi che ho amato da sempre: Gli Incubus. Brandon Boyd, super in forma e super gradevole alla vista come non mai, è stato da sogno. Il loro live è stato da sogno. Tra “Anna Molly”, “Dig”, “Are you In?”, “Pardon me” è stato tutto perfetto. E il temporale ha fatto da cornice a qualcosa di veramente stupendo.
Subito dopo, sul placo de SUN68 i Ministri, tra i miei preferiti di sempre. Tendone talmente pieno che si fa davvero molta fatica ad entrare. Fuoco e fiamme come al solito. Quaranta minuti tiratissimi, suonati, sudati, pogati, goduti.
Divi, Fede e Michele sono una garanzia, non ce n’è.
Tempo per un rapido spostamento e da lontano riecheggiano le prime note che introducono i Prodigy. “This is to all my party people”, urla Keith Flint, leader della band. E parte subito “Firestarter”. Un delirio techno incredibile avvolge la folla di “fighters”, come Flint ama definire il suo pubblico. Era tanto tempo che aspettavo di rivederli dal vivo ed è stato un viaggio bellissimo. Come ogni volta.
Finalmente giunge, per concludere questi tre giorni indimenticabili, il momento che aspettavo da tanto. Rivedere dal vivo i Prozac+. Una band che ho amato tantissimo, ho consumato la cassetta di “Acido Acida” letteralmente. Fanno parte di quei ricordi a cui sono più legata, i loro brani sono stati la colonna sonora della mia adolescenza. Avevo sedici anni, portavo il collare con le borchie, la maglietta strappata e mi sentivo fuori da certe dinamiche di provincia, mi erano strette. Ed è stato magico. “Angelo”, “Un minuto per sempre”, “Acida” (ovviamente), “GM”. Ho pogato, con vestito lungo a fiori e stivaletto con tacco. Mi sono emozionata. Direi che non devo aggiungere altro.

E ad Home Festival c’è tanto tanto altro la musica, come al solito. Acqua gratuita, controlli di sicurezza capillari per vivere un festival in grande serenità, navette e treni speciali che collegano l’Home Festival per tutta la notte. E poi street food, beverage sopraffino, stand per intrattenersi tra un live e l’altro, aree in cui riposarsi, stand per fare shopping.

Caro Home Festival, grazie davvero per tutto questo. Tua per sempre, come ogni anno.



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