Macchine Mortali – recensione del film

Macchine Mortali – recensione del film

Arriva nei cinema italiani, il 13 dicembre 2018, il nuovo film co-scritto e prodotto da Peter Jackson: Macchine Mortali.

La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo fantasy dello scrittore britannico Philip Reeve, ambientato in una Londra futuribile in veste steampunk. Sebbene il libro (primo di un quartetto ancora semi inedito in Italia) sia rivolto a un pubblico di giovanissimi, il film tenta di allargare il suo target, rivolgendosi a tutti gli amanti del fantastico, senza limitazioni d’età.

Macchine Mortali - recensione del film

Dopo una guerra-lampo durata solo 60 minuti ciò che resta dell’umanità e della civilizzazione si riunisce in città mobili denominate trazioniste, che si aggirano sulla Terra, gravemente annientata dai bombardamenti bellici, alla ricerca di altre città da “ingurgitare” per depredarne tutte le risorse, anche quelle umane. Queste città mobili sono giganteschi mostri meccanici, grandi agglomerati di antichi edifici urbani, riassemblati con nuovi monumenti, tra futurismo e antichità. La costante ricerca di tutto ciò che antico porta l’umanità a ritrovare MEDUSA, la vecchia arma fautrice della guerra dei 60 minuti.

Macchine Mortali - recensione del film

Macchine Mortali è un film che non può lasciare indifferenti gli amanti del genere perché è steampunk all’ennesima potenza. Le ambientazioni, le macchine mortali, gli edifici, i velivoli, i costumi… Tutto è curato nei minimi dettagli, in un’esplosione tra raffinata accuratezza e stravaganza dirompente.

Pur basandosi molto sull’aspetto visuale, la pellicola presenta dei personaggi ben caratterizzati, nonostante i numerosi rami narrativi che si intrecciano nel dar vita alla storia: c’è Hester Shaw (Hera Hilmar), figlia di una famosa archeologa uccisa da Thaddeus Valentine (Hugo Weaving), il quale è un personaggio di spicco nella moderna Londra, bramoso di potere e fama; poi c’è Tom Natsworthy (Robert Sheehan), giovane storico di Londra che si riscoprirà aviatore e ribelle; Shrike (Stephen Lang), un uomo-macchina che pensa di aver scordato la sua vita da umano, ma che risulta essere “più umano degli umani”; Anna Fang (Jihae), ricercata dalla città di Londra perché anti-trazionista…

Macchine Mortali - recensione del film

Insomma i personaggi sono molti, l’universo scritto da Reeve è complesso, eppure il film risulta fluido e facilmente comprensibile. Questo grazie al trio di sceneggiatori, team coeso che ha già dato vita alle sceneggiature de Il Signore degli anelli e de Lo Hobbit: Peter Jackson, Philippa Boyens e Fran Walsh; che sono riusciti egregiamente a riassumere un intero universo fantasy per renderlo facilmente accessibile anche a chi vi ci si approccia per la prima volta.

Nonostante i personaggi siano molti la protagonista rimane una sola: la sopravvissuta e l’assetata di vendetta Hester Shaw, vera e propria risposta e risoluzione dell’intera vicenda. Una sorta di Beatrix Kiddo versione steampunk, con un passato tremendo e una cicatrice sul volto sempre pronta a ricordarglielo. Un’eroina che ai giorni nostri fa bene vedere sullo schermo, egregiamente interpretata da una sconosciuta giovane attrice: Hera Hilmar.

Macchine Mortali - recensione del film

Macchine Mortali è un film fantastico, ricco di azione e scene surreali realizzate in maniera a dir poco realistica, che risulta essere anche molto attuale, grazie alle sue tematiche ambientali e sociali. Non solo tematiche antibelliche, ma anche di accettazione del diverso e di uguaglianza sociale.

Una pellicola che vi terrà con gli occhi appiccicati allo schermo e non vi annoierà nemmeno per un secondo.

Un vero spettacolo! Da non perdere!



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