Bentornati a Villa Paradiso di Roberto Vallerignani

Bentornati a Villa Paradiso di Roberto Vallerignani

Autore: Roberto Vallerignani
Editore: Edizioni Dalietta
Genere: giallo, noir
Pagine: 284

A cura di Irene Lolli

“E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”: si apre con una celebre citazione di Nietzsche Bentornati a Villa Paradiso, l’ultimo libro di Roberto Vallerignani, un intrigante giallo-noir che su questa frase si appoggia comodamente, sottintendendo quella che la precede nell’originale del filosofo: “Chi lotta contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro”. Non è un caso, infatti, che da uno spunto tipico di un classico giallo investigativo ¬– un duplice omicidio avvenuto in un ricovero per malati non autosufficienti – l’autore costruisca un romanzo complesso e ricco di simbologia, a indagare, attraverso una continua introspezione, le ombre e le luci della psiche umana. Sono proprio gli ospiti di Villa Paradiso a dare inizio a una lunga serie di riflessioni che dalla contingenza degli avvenimenti presenti prendono l’abbrivio verso letture più profonde della propria esistenza, contagiando in seguito anche chi si occupa di loro, chi si occuperà di risolvere il caso e chi, invece, si è tenuto occupato per crearsi un alibi – talvolta senza successo. Accomunati dal delitto, infatti, si muovono personaggi numerosi e di varia natura, dai dipendenti del ricovero agli agenti di polizia incaricati di trovare un colpevole nel minor tempo possibile, fino ai sospettati che, sondati nella loro dimensione umana, rendono quanto mai difficile tracciare un discrimine tra “buoni” e “cattivi”. Quest’ambiguità è personificata in primo luogo da una delle due vittime, una ragazza di ventinove anni straordinariamente avvenente, il cui vissuto, nonostante interrotto bruscamente, aleggia costantemente tra le pagine. Bella come una star, durante le indagini svela una personalità pluriforme: superficiale nella sua identità di materialista ed esibizionista amante di uomini di potere, profonda nel suo volto di volontaria a sostegno dei meno fortunati. Sono proprio le due facce contraddittorie della vittima a confondere e, allo stesso tempo, a simboleggiare la stessa natura composita del libro, che, se da una parte sembra superare la barriera dell’involucro superficiale di ciascuno dei suoi attori alla ricerca dell’indole più recondita, dall’altra, con una vena di pessimismo, non fa altro che sottolineare lo smarrimento dell’individuo in una società di apparenze. Aiuta, in questo senso, la costruzione del romanzo, che alterna due formule contrapposte: brevi stralci di flussi di coscienza fanno da contraltare a frammenti di narrazione costituiti quasi interamente da dialoghi botta-e-risposta di stampo scenografico (che rispecchiano la formazione teatrale e cinematografica dell’autore). Molti simboli concorrono alla caratterizzazione cupa e disorientante della vicenda: non è un caso se la città in cui si svolge non abbia un nome, come un non-luogo privo di identità; se in questa città, nonostante sia agosto, la pioggia continui a scorrere da giorni; se, allo stesso tempo, le vacanze estive abbiano svuotato il commissariato, ridotto a un gruppo di figure costrette a occuparsi del caso quasi di malavoglia come fantasmi in una struttura deserta, emblema dello sbiadimento delle istituzioni. L’ispettore Antonelli e la sua squadra si muovono come pedine su di uno scacchiere determinato dalla burocrazia (che rimanda la pensione dell’ispettore stesso di un paio d’anni), dalla politica (e dal Questore, che preme per l’identificazione di un colpevole prima delle elezioni), dalla società (che tutela un sospettato influente e perciò “intoccabile” a scapito di un generico “balordo” privo di rilevanza pubblica), dalle apparenze tipiche di una contemporaneità che plasma sull’immagine la propria realtà (inquadrata dai mass media con due scopi contraddittori, dallo scandalo alla rassicurazione sull’infallibilità della macchina della giustizia) e dai pregiudizi (che rendono automaticamente i malati dei reietti e le ragazze appariscenti delle poco di buono). Tra le pressioni da una parte e un omicidio dalla dinamica oggettivamente incredibile dall’altra, l’unico baluardo di serenità in un clima di inquietudine è da ricercarsi nella dimensione famigliare: è nella realtà più “normale” dell’ispettore Antonelli, che in casa ritrova il conforto di moglie, figli, nipotina e due animali domestici (che sembrano scorrere su di un binario a parte, al di fuori del folle loop di assassini improbabili, giovani amanti e autopsie), che giunge, talvolta, uno sprazzo di luce. Sarà quindi, infine, lo stesso Antonelli a fare luce, per l’appunto, sul delitto, lasciando però fino all’epilogo, con una nota di amarezza e malinconia, un mondo di cose non dette e consapevolmente celate.

Contatti
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