Ginseng

Ginseng

Di LImbrunire

Sogna piccola ballerina davanti allo specchio,
Morfeo non chiude occhio per coprirti le spalle di velluto,
soffice come primavera
nell’ultimo giorno di scuola
e campanella che suona.
Sogna bambina, sogna,
in sospeso sulle alture s’intravedono lenzuola grigio mare
meditare
di luce riflessa e di prime paure,
sbucciature e bocciature
e poi corse e scuse
a perdifiato per l’urgenza di crescere
impaziente credere che sia miglior cosa,
che sia imitazione
ammalarsi per un giorno o per un amore profondo centerbe.
Ragazza giovane introversa che aspetti al bar della stazione,
ti sei fatta donna,
tra milioni di scarpe scure tu sei il nodo chiaro alle loro stringhe,
pendolare come l’assenza che torna a bussare la notte quando tutto tace
ma che risveglio, a chi ti risveglia!
Non hai capito forse lo screzio di questo tempo
ma che importa, è solo peregrinare circolare
un’altra la stessa stazione.
Fretta che adorna il pensiero e lo immobilizza
anestesia e antitesi dei sensi ornamentali ai bordi di una strada chiusa,
ci pensi Mamma che raccontiamo cazzate ai nostri giorni solo per sfuggire?
Correre e seminare il cordone ombelicale
su una 4tempi bicolore
forcare i notturni
e rincasare mentre parti,
quando albeggia e alberga la paura
quand’è sempre tardi e potevi chiamare.
Nonna ti ho vista sotto casa
eri bella sulla bicicletta nuova
gonna sotto le ginocchia e mani stanche di terra.
Aspetta che scendo
che ti do un bacio
quello del Nonno
che ti aspetta al campo
con l’abito nuovo
e l’anello in mano.

Sole non ho mai capito lo screzio
Per uno strano scherzo che ci fai,che mi fai..nascondendoti dietro nuvole e poi imbrunire e tornare
Come sempre tornare
Di passaggio

 

Limbrunire (Francesco Petacco) nasce all’imbrunire di qualche decade fa in una piccola provincia del Levante ligure. Gioca a calcio discretamente sino all’età di 19 anni quando decide di appendere gli scarpini al chiodo e dedicarsi attivamente alla scrittura di poesie e raccolta di uva da vino in Settembre. Ama la montagna, la chitarra elettrica, Kerouac, i dischi bianchi, le monocilindriche, Amici Miei, le melanzane alla parmigiana, le chewing gum al guaranà, le televendite alle 3 del mattino e i cannoli di Athos. “La Spensieratezza” è il suo disco d’ esordio composto da 11 tracce nate dalla passione per l’electrosynthpop anni ’80 e Pasquale Panella.
Leggerezza, tutto e subito, riflessioni in bianco e nero, emoticon e doppie spunte, sbornie adolescenziali, mistica e bon-ton, il ballo e immagini in technicolor attraversano i testi che compongono l’album pensato, scritto ed arrangiato da Francesco Petacco e prodotto da David Campanini al Soniclabstudio tra la l’inizio dei pranzi pasquali e l’autunno inoltrato del 2017.
Un debutto che approda, dopo un percorso da bluesman e cantautore classico, ad una via nuova, una nuova poetica che mescola nostalgia canaglia, voglia di fare festa ma con una sottilissima filigrana fluo di disperazione e canzoni semplicemente da cantare, tutte sotto i quattro minuti, quasi un’istantanea del presente che esplode in un crepuscolo multicolor. Electro-synth, italo-disco. Influenze à la Battiato, via le chitarre in favore di una vecchia KORG DX-6000 e una drum machine, un purissimo pop digital-analogico.


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