Per sentirci migliori insieme davanti alla disperazione del presente

Per sentirci migliori insieme davanti alla disperazione del presente

di Gabriele Marino – La Scimmia

“E’ davvero tutto abbastanza terribile.”

Questa è la considerazione che, ahimè, faccio da diverse sere dopo aver finito di lavorare.
Il giorno è composto da ventiquattro ore, otto le passi in ufficio, la pausa pranzo anche quindi diventano magicamente dieci. Ogni giorno dal lunedì al venerdì.
Facciamo che sei ore le passiamo a dormire e due tra spesa, bollette e lavatrici? Ci rimangono circa 6 ore al giorno per vivere.
Non è il lavorare in sé che mi disturba, anzi, avere una fatica che mi permette di vivere mi rende certamente un privilegiato di questi tempi.
Però c’è da dire che è terribile considerarsi un privilegiato quando la realtà dei fatti è che sei uno schiavo.
E’ terribile non sentirsi liberi ma prigionieri.
Questa è una sensazione che mi accompagna da quando ero ragazzino, da quando andavo a scuola.
Mi sono sempre chiesto come abbattere questa pesantissima ruota che gira e pensavo che l’arte mi avrebbe salvato.
Quando poi mi hanno spiegato che l’arte è un lavoro, pur non essendo sempre considerata tale,
ho capito che non avrei mai avuto scampo e allora mi domando: “cosa voglio veramente?”.
Voglio vivere in una casa in campagna e fare l’eremita? Immaginiamolo per un secondo.
Un’abitazione auto-sostenibile con pannelli solari, riciclo dell’acqua, degli animali fra prato e stalla, una compagna e dei pargoli da accudire… wow che sogno!
Immaginiamo di avere tanto tempo per suonare, pensare, scrivere, bere con gli amici, sorridere, vivere…
Dai siamo onesti: è impossibile.
Per creare tutto questo serve un capitale sostanzioso, bisogna farsi un mazzo enorme e non c’è tempo per pensare troppo: devi lavorare!
Menare la terra non è uno scherzo e parlo per esperienza personale. Ho lavorato in un’azienda agricola a 19 anni e ne ho un ricordo splendido: sveglia alle 5.00 del mattino, si finisce al tramonto, si fatica, quando va bene si parla anche e il tempo passa come per magia.

Ricordo che a fine giornata avevo un appetito come poche volte l’ho avuto in vita mia.
Ricordo che era come se vivessi tutto con più gusto.
Se tornassi indietro lo farei di nuovo, è stata un’esperienza incredibile ma non è quello che voglio.

Ma torniamo all’arte. L’arte ha bisogno di soldi. La verità è che gli artisti hanno bisogno di una figura ormai scomparsa: il mecenate. Una persona che finanzi la vita di veri disgraziati che hanno un dono, i quali devono solo pensare a creare, a vivere, a pensare, a disperarsi, che abbiano l’opportunità di perdersi nei dettagli e descrivere il presente con fantasia per renderlo più grande, per renderlo degno di nota, degno di essere ricordato.

Ora come ora l’artista, o presunto tale, deve essere il mecenate di sé stesso, il manager di sé stesso, il produttore di sé stesso.
Mtv in Italia negli anni ‘90 e nei primi 2000 sostituiva un po’ la figura del mecenate ma ovviamente ora è scomparsa. Mtv in Italia era per me un’università, una guida per ragazzini persi.
Mtv si divideva splendidamente in molteplici settori per raggruppare, come è giusto che sia, la musica nella sua interezza, dalla più commerciale alla più alternativa e underground.
Passavo ore su Mtv Alternative.
Amavo i nuovi intellettuali del paese guidarci nella nebbia oscura del mondo dell’arte musicale.
Amavo che qualcuno mi spiegasse aneddoti interessanti sulle novità più incredibili.
Ricordo perfettamente quando venne pubblicato “When the sun goes down” degli Arctic Monkeys.
Ricordo che fu un momento incredibile per i miei coetanei, se non per tutti, per moltissimi.
“Dio mio” pensai, “che tempi incredibili sto vivendo”.
Non credo sia tutto finito, credo che le cose stiano semplicemente cambiando e non deve essere necessariamente un male.
Quello in cui credo è che però ho ancora bisogno di quell’eleganza, unita ad una rabbia sana e non fine a se stessa, nel raccontare cose terribili.
Terribili come la vita di una prostituta, l’inferno del presente, la meschinità umana. Ho bisogno ancora di questo. Questo è quello che voglio.
Altrimenti a cosa ci serve la musica?
A cosa serve tutto questo se non per creare conforto, per sentirci meno soli, per sentirci migliori insieme davanti alla disperazione del presente?.

BIO

“La Scimmia” nasce a Treviso nel 2015 ed è composta da Gabriele Marino, Andrea Albani, Enrico Poletto e Federico Scuderi. La produzione dei brani è caratterizzata da un sound prevalentemente rock con venature pop ed elettroniche accostate a testi in italiano, frutto di esperienze personali che hanno fatto parte della vita di Gabriele. Nel settembre 2015 la band entra al Lignum Studio di Villa del Conte (PD) e regista il suo primo disco insieme a Giulio Ragno Favero e Massimo Berti. Il 22 febbraio, insieme alla collaborazioni delle etichette, SISMA e Dischi Soviet Studio, esce il primo omonimo disco della band. La stampa sul disco:
·Suonano bene e sanno comporre il rock con personalità e soprattutto fanno cantare. Cosa c’è di più figo di poter cantare forte durante un concerto o chiusi in macchina mentre al semaforo quello a fianco ti guarda male? Nulla. [RockIt]
·LaScimmia è l’essenza della rappresaglia, un’anima che sa scherzare ma quando si arrabbia fa male. [SpazioRock]
·La qualità c’è, pure l’attitudine radiofonica, gli arrangiamenti sono impeccabili! [RockOn]
I singoli con video estratti sono “Fiori Nuovi” e “Tempokane” diretti da Mauro Lovisetto.
L’attività live de La Scimmia li porta presto a calcare diversi palchi, tra cui Sherwood, New Age, Home Festival e aprire i live di band come Ministri, Prozac+, Management del dolore post operatorio, Gazebo Penguins, Giorgieness, Gomma, Universal Sex Arena, suonando in festival con artisti internazionali come Incubus e Prodigy.
Nel 2017 la band torna in studio in più sessioni insieme al produttore Riccardo “Ricky” Damian (Grammy Awards per “Uptown Funk” – Bruno Mars e Mark Ronson) ultimando le registrazioni del secondo lavoro nel dicembre dello stesso anno. 
La Scimmia è pronta a uscire a gennaio 2019 per le etichette Sotterranei, Sisma e Dischi Soviet Studio con il loro secondo disco dal titolo “Ti Farò Del Male”.


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