Elogio all’oblio: lentamente farsi da parte

Elogio all’oblio: lentamente farsi da parte

Di Nicola Lombardo

Suonano le 14:30 a Pizzighettone. Le campane della chiesa di San Bassiano sono una costante per me, scandiscono le mie giornate seppure io mi sforzi di ignorarle. Un’auto ha appena parcheggiato di fronte a casa e la sua radio passa, ad alto volume, “I lived” degli One Republic.
Qualcuno parla in dialetto stretto, nella strada di casa, probabilmente è un mio coetaneo. Avevo bisogno di prendermi del tempo per mettere giù questi pensieri, perché davvero poco spesso, in questo periodo, riesco a stare in silenzio, pensare, e scrivere. C’è una questione che mi ha sempre incuriosito e che vorrei approfondire: l’oblio nello show business. Avrei voluto citare quello che, in campo di diritto costituzionale, viene chiamato “diritto all’oblio”, ma non c’entra niente in quanto sia legato a persone che hanno commesso reati in passato, le quali, dopo aver scontato la propria pena, hanno diritto alla non divulgazione ulteriore del loro reato attraverso i media e internet. Quest’ultimo, spesso, lascia riemergere reperti culturali insoliti, desueti: da improbabili canzoni descritte dalla rete come storici tormentoni estivi a improbabili spezzoni di programmi nazional-popolari. A questi ritrovamenti, spesso, viene attaccata l’etichetta di “trash”, un termine macro-contenitore (un po’ come l’indie!) e spesso inesatto per relegare nello stesso contesto sia prodotti “spazzatura” della contemporanea televisione, sia prodotti mediali di periodi non recenti che non condividono i nostri stessi codici stilistici e comportamentali. La storia della nostrana televisione ha un vissuto di baffuti presentatori sempreverdi nel senso meno politico possibile, di lolite latineggianti dall’animo travolgente e di trasmissioni che, prima più di ora, hanno saputo trasformare il televisore in un camino e dare una maggiore idea di umanità. Tanti personaggi che hanno fatto il proprio tempo sono, a un certo punto, spariti.
Hanno avuto il loro momento di gloria, il biennio televisivo da Telegatto o la hit da Festivalbar e poi più nulla, il silenzio. Mi chiedo spesso come si finisca nel dimenticatoio, e se ci sia davvero un dimenticatoio, ora che internet è parte integrante della nostra quotidianità. La televisione, negli anni, ha avuto un modo più enfatico di creare immaginari e di conseguenza di delineare la concezione di dimenticatoio. Qualcuno poi, magari più volontariamente, inizia ad avere priorità che non riguardano la fama: prole, amore, hobby che si trasformano in professioni. Così, piano piano, quel qualcuno inizia ad abbassare il proprio profilo, lentamente si fa da parte, salta le festività e le occasioni obbligate fino a quando è tacito: non c’è più niente da dire. Scadono i contratti e gli endorsement non si fanno più sentire. Potrebbe diventare un attore da b-movie, ma davvero non gli va. Il suo manager si concentra su altro per non pensare a quanto l’abbia deluso. Magari passa del tempo prima che gli venga cucito addosso il prefisso googleliano “Che fine ha fatto…”. Magari dopo qualche anno c’è bisogno di batter cassa ed eccolo tornare fiero in tv: la memorabilia che accarezza i nostalgici della tv coeva alla Milano da bere. È la storia di migliaia di uomini e donne di spettacolo, schiacciati da una ruota che sempre gira. Qualcuno sarà sicuramente sereno, qualcuno non perderà occasione per lamentarsi dei favoritismi e delle occasioni perse, qualcun’altro avrà il pane ma non i denti (a volte basterebbe un buon responsabile della comunicazione che impedisca post sgrammaticati e uscite populiste: contattatemi). Dall’altro lato ci sarà poi qualcuno spremuto fino all’osso, l’artista pluripremiato a cui farebbero cantare anche “Le osterie” per di battere cassa a colpo sicuro. Ci sarà qualcuno forzato a parlare anche se ha già detto tutto, ci sarà chi ne coglierà i benefici e chi, sotto sotto, odierà il proprio lavoro. Con tutta la speranza del mondo, voglio continuare a pensare che l’arte sia un percorso, che a volte può anche chiudersi o prendere altre direzioni. Montemagno, in una sua recente intervista, ricordava come sia importante anche il fallimento: apre le porte del reinventarsi. Vorrei che il buon Marco potesse ricordare ciò a tante personalità dello spettacolo che hanno fatto il proprio tempo e alle quali, per una ragione o per un’altra, sono poi state chiuse tutte le porte.
Internet è un maestro nel permeare la memorabilia e a indorarla per le nuove generazioni: queste si innamorano dell’estetica ormai desueta di vecchie pubblicità, si riappropriano di codici ormai socialmente fossilizzati, riscoprono vecchi film e lentamente, a suon di condivisioni, ridanno un filo di voce a chi, in un modo o nell’altro, fa silenzio da un po’.

BIO

Nicola Lombardo nasce a Milano il 12 settembre 1995 e comincia il suo percorso musicale prima dei dieci anni, quando inizia ad abbozzare testi di alcune canzoni. A quattordici anni partecipa ad alcuni piccoli concorsi canori nel suo paese di residenza, Pizzighettone (CR), che lo motivano sempre di più verso la strada della musica, mentre al liceo studia pianoforte complementare per due anni.
Ascoltando molta musica internazionale, da vita al suo primo demo auto-prodotto ‘My Blue Side’ che esce nel 2014, cantato quasi totalmente in inglese, registrato in presa diretta con soli pianoforte e voce. In seguito all’uscita di questo demo, la title track ‘My Blue Side’ è stata remixata dai DJs Yamppier e Felav ed è uscita sotto l’etichetta Bliss Corporation di Torino.
Sul finire del 2017 scrive e compone nuovi brani, in italiano, e nel 2018 firma con l’etichetta Bianca Dischi.
Il 4 maggio 2018 esce ‘Mattino’ il primo singolo che anticipa il suo album di debutto, il primo con canzoni totalmente in italiano. Il 30 ottobre esce il secondo singolo e videoclip “Albero”, presentato in anteprima su Rolling Stone.
Il disco, dal titolo “Bosco”, uscirà il 5 aprile 2019 su etichetta Bianca Dischi / distr. Artist First, conterrà 11 brani scritti e composti da Nicola Lombardo arrangiati insieme al producer Roberto Macis (che ha lavorato tra gli altri con Rocco Hunt, Salmo, Entics, Clementino) registrati, prodotti e mixati dallo stesso Roberto Macis in collaborazione con Fabio Carta al Solid Twin Studio di Cagliari e con il mastering a cura di Andrea “Bernie” De Bernardi.


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