I morti non muoiono – recensione del nuovo zombie movie di Jarmusch

I morti non muoiono – recensione del nuovo zombie movie di Jarmusch

Arriva finalmente nelle sale italiane il nuovo film del regista americano indipendente per antonomasia, Jim Jarmusch: I morti non muoiono.

I morti non muoiono e i vivi non vivono. Meglio ancora: i vivi vengono divorati vivi, non dai morti, ma da se stessi. Divorati da una società, quella americana – ma potrebbe essere tranquillamente la nostra – che soffoca e che si nutre dell’essenza vitale stessa di ognuno di noi.

E così Jim Jarmusch dipinge un quadro di puro decadentismo dei valori umani, delle emozioni e dei rapporti con gli altri. Apatia, ripetitività delle azioni, banalità del pensiero queste sono le caratteristiche dei vivi di Jarmusch, tanto che nemmeno la morte può redimerli e regalargli uno spiraglio di miglioramento: i morti non muoiono perché in realtà i vivi sono già morti e la morte stessa serve solo a relegarli in un loop infinito di banalità esistenziale.

I morti non muoiono - recensione del film

Non c’è speranza nel film, non c’è una luce da seguire per uscire dal tunnel.

Nonostante la delicata commedia che contraddistingue le produzioni del regista indipendente per antonomasia, il film regala pochi momenti d’antologia, tra i quali sicuramente quelli in cui il film si fa meta film e dialoga con l’autore stesso (qui sono spassosi i dialoghi fra  Murray e Driver che litigano su quale parte sia stata riservata loro nel film)  e i personaggi diventano a tutti gli effetti involucri vuoti e privi di autoconsapevolezza.

I personaggi, nella loro banalità e mancanza di spessore, sono al servizio perfetto del quadro dipinto da Jim Jarmusch. Ma sono troppo banali, e troppo vuoti.

I morti non muoiono - recensione del film

Il punto è: cosa ci hai detto di nuovo buon vecchio Jim? Ormai l’abbiamo capito che viviamo in un mondo dove è tutta apparenza e zero sostanza. La metafora che i morti non muoiono perché in realtà i veri morti sono i vivi è un po’ banalotta a mio parere.

E perché ricorrere all’ormai consumato clichè che l’umanità è talmente banale da non suscitare nemmeno l’interesse di popoli alieni? (Mi hai fatto uscire di scena Tilda quando stava per diventare il personaggio più interessante del film).

In sostanza: è da vedere? Sì, se ami Jim Jarmush e vuoi collezionare ogni suo film; no, se non ami la banalità e la lentezza.

Recensione di Massimo Abbamonte



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