Il Bello Ed Il Cattivo Tempo

Il Bello Ed Il Cattivo Tempo

Di L’Avvocato Dei Santi

Ne entrava di gente in quel posto. Il classico miscuglio di turisti, impegatucci dagli uffici
limitrofi, pensionati borghesi che erano riusciti chissà come a fare qualche soldarello e potevano
venirsene tutti i giorni a pranzo li. La zona in fondo è quella che è.
C’era poi anche un numero illimitato di preti, cardinali e varie personalità del mondo
ecclesiastico che puntualmente affollava la Taverna. Avevano una specie di convenzione, anche
se poi a giudicare dai conti che portavo ai loro tavoli c’era da chiedersi quale fosse il prezzo
pieno se quello era il prezzo scontato.
In realtà non erano diversi dagli impiegati degli uffici li intorno, se non per quelle vesti lunghe,
nere, rosse, quelle belle scarpe che portavano e quei loro anelli d’oro, stretti intorno a delle
dita oramai torte dall’età. Gente che in un modo o nell’altro stava lavorando e si fermava per
mangiare un boccone in tranquillità, o che altre volte si faceva sistemare in delle piccole aree
private del ristorante ricavate da dei separè con fantasie richiamanti degli arazzi di dubbio
gusto. Riunioni, pranzi di lavoro. Va’ un po’ a capire.
E’ all’inizio di quell’estate che per qualche giorno la cappa di aspirazione della cucina ha smesso
di funzionare. Guardavo i cuochi mentre attendevo mi allungassero i piatti e soffrivo per loro,
sembrava l’inferno più che una cucina. Faceva così caldo che mi è sembrato di vedere Lucifero
in persona urlare a quei poveracci di sbrigarsi con i primi del tavolo quattro. Tralasciando il
capo, comunque, quei ragazzi facevano una delle migliori amatriciane che avessi mai assaggiato,
e ce ne fosse stato anche solo mezzo di loro venire da Amatrice. Bangladesh, Pakistan, e chi più
ne ha più ne metta. Ed è sempre all’inizio di quell’estate che per un periodo, ogni giorno
puntuale come un orologio, questo sacerdote sudamericano semplice nei modi e nei sorrisi
entrava per mangiare qualcosina. Aveva una borsa in pelle nera, consumatissima dagli anni di
viaggi e di carte portate al suo interno. Sembrava il classico pretucolo sorridente di periferia,
quello che risolve i problemi della sua comunità, benvoluto da tutti.
I documenti all’interno della splendida borsa in pelle invadevano il suo tavolo, ogni giorno.
Continuava il suo lavoro anche durante il pasto.
“Sarà roba di contabilità” mi sono sempre detto.
Poi venivano a trovarlo altri sacerdoti, di ogni nazionalità, di ogni luogo… sembrava a volte di
assistere ad una processione con annessa contrattazione. Cercavano di convincerlo, di fargli
capire che facendo l’una o l’altra cosa avrebbe fatto bene o male, gli sarebbero stati concessi
forse dei favori, o chissà che altro. Lui sorrideva a tutti, molto gentile, molto pacato. Lasciava
ogni giorno anche una bella mancia.
A guardarlo, così semplice nel vestire, senza ostentare alcun gioiello, poteva sembrare davvero
Zi’ Prete del paesino, ma ad un tratto ho cominciato a chiedermi perchè personalità che
sembravano ben più importanti di lui erano poi molto meno occupate o ricercate una volta
messe le gambe sotto il tavolo.
“Ma davero nun sai chi è quello?” mi rispose il collega quando gli chiesi qualcosina in più
riguardo il personaggio
“Quello fa il bello e il cattivo tempo, amico mio. Quello se la comanna de brutto.”
“Beh, a vedello non mi sembra il Papa. Sembra un prete qualunque.” risposi io
“Quello me sa che conta più del Papa… quello decide chi diventa Santo e chi no, chi beato e chi
no. Decide se la pora zia de qualcuno che ha trasformato l’acqua in aceto stantio che manco
nelle peggio cantine abbia fatto il miracolo o abbia semplicemente sbagliato bottiglia.”
Guardai il collega con molta curiosità, attendendo altro.
“Quello è l’Avvocato dei Santi, amico mio. Lo chiamano così”.

 

BIO:
L’Avvocato dei Santi nasce dalle turbe di Mattia Mari, cantautore e poli-strumentista romano classe 1988.
Attivo musicalmente sin dalla giovanissima età, concentra i suoi studi sulla batteria, per poi approdare da autodidatta ad una serie sconfinata di strumenti. E’ sua la maternità di ogni suono contenuto all’interno dei pezzi de “L’Avvocato dei Santi”, con piccolissime eccezioni. La sua versatilità lo porta a collaborare, tra i tantissimi, con i Belladonna alla batteria, e con i Giuda al basso, due delle realtà musicali italiane più attive all’estero, prima di approdare alla scrittura dei propri brani in italiano, contenuti nell’album d’esordio al momento in lavorazione.


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